Ci sono storie che raccontano molto più di un viaggio di volontariato: parlano di cura, di impegno e umanità condivisa. Come la testimonianza di Francesca Piras, specializzanda in pediatria, che ci accompagna dentro la realtà di Kalongo.
Francesca, qual è stata l’emozione più forte che hai vissuto a Kalongo, sia come medico che come persona?
A Kalongo, purtroppo o per fortuna, l'emozione ha avuto per me molti volti: è stato il peso sul petto quando ti vedi arrivare di corsa, in braccio alla madre, un bambino in arresto e doverlo rianimare; è stata la sensazione di impotenza quando capisci di non poter fare più di così e devi accettare di fermarti. Ma è anche il rendersi conto di esserci stati quando serviva e la gioia di essere riusciti, almeno per qualcuno, a fare qualcosa di utile.
Come quella volta che è arrivato in reparto un bimbo di 6 mesi con una meningite severa. Le sue condizioni sono gradualmente peggiorate fino a uno stato comatoso. Sembrava non rispondere ai trattamenti e, come spesso capita in contesti come questo, è sorta spontanea la domanda: “possiamo davvero fare altro o è ormai troppo tardi?”. Per giorni il bambino è rimasto in uno stato critico che sembrava lasciare poco spazio alla speranza. Ma non abbiamo gettato la spugna e grazie all’aiuto della mamma che ha accolto le nostre indicazioni, di un bravo infermiere che si è dedicato a lui e a un’attenta revisione quotidiana, piano piano si è ripreso.
Mi ha colpito il sorriso della madre e la gratitudine nel suo sguardo, quando sono tornati per il controllo, sorridente e vivace. Questo è stato un piccolo miracolo che mi porterò sempre dentro.
Pensi sia importante per un medico trascorrere del tempo in un posto come Kalongo? 
Sì, perché è un’esperienza che mette alla prova le tue capacità e i tuoi limiti in un modo che la nostra realtà non permette. Ti insegna a fare del tuo meglio con i pochi mezzi che hai, a guardare davvero chi hai davanti facendo della medicina “su misura” del paziente e delle sue possibilità e anche a metterti in gioco, sfidando il timore di non essere all’altezza.
Consiglierei di partire con un cuore leggero e una mente aperta. Di venire qui con umiltà e voglia di adattarsi ad un mondo che è diverso da quello a cui siamo abituati e che si basa su altre dinamiche, che si scoprono e comprendono man mano. Ci saranno momenti che riempiranno di gioia e altri che toglieranno il fiato. Ma ne sarà valsa la pena!
- Francesca Piras, specializzanda in pediatria
Francesca è una delle prime volontarie arrivate quest’anno al Dr Ambrosoli Memorial Hospital, insieme a Corrado, Enrico, Giulia, giovani medici specializzandi che, accanto ai colleghi locali, si sono messi al lavoro dal primo giorno per assistere, curare, accompagnare i più fragili e vulnerabili. Con umiltà, professionalità e grande forza d’animo.
Oggi, a causa della nuova epidemia di Ebola che ha colpito il Congo e con alcuni casi positivi registrati anche in Uganda, i volontari presenti a Kalongo sono rientrati in Italia, chi era prossimo alla partenza dovrà posticiparla, in attesa di capire come si evolverà la situazione.
I volontari medici specializzandi che ogni anno scelgono di spendersi per gli ultimi al Dr Ambrosoli Memorial Hospital sono una risorsa preziosissima per tutto l'ospedale, per i suoi numerosi pazienti e per lo staff sanitario.
Speriamo di cuore possano far presto ritorno a Kalongo!