Cernobbio, 2023 - Charity Dinner
Un futuro iniziato 25 anni fa
Si è tenuta lo scorso 8 novembre l’annuale Charity Dinner della Fondazione Ambrosoli nella magica cornice di Villa d’Este a Cernobbio, il tradizionale appuntamento che riunisce amici, aziende, istituzioni e quanti credono nei valori e nella missione della Fondazione.
Questa edizione ha segnato il traguardo dei 25 anni della Fondazione Ambrosoli, durante i quali la Fondazione ha raccolto l’eredità di Padre Giuseppe e ha lavorato insieme all’ospedale, al personale medico e all’intera comunità per salvaguardare il diritto alla salute, formare e educare alla prevenzione, secondo quello che è tra i nostri principi fondanti, ovvero contribuire a una crescita sociale a tutto tondo di quelle stesse comunità e territori per garantire un cambiamento di lungo termine più profondo e duraturo.
Durante la serata le testimonianze di due giovani medici specializzandi in malattie infettive tropicali, Bianca Maria Longo e Stefano Torresan, che sono stati recentemente a Kalongo, hanno fatto toccare con mano agli ospiti attraverso il loro racconto cosa rappresenta l’ospedale per quella comunità e cosa significa fare il medico a Kalongo. Perché il futuro inizia proprio da loro, da quanti credono nel valore dell’opera che Padre Giuseppe ci ha lasciato e contribuiscono a portarlo avanti.
Un ringraziamento alle aziende sponsor che hanno contribuito a rendere speciale questa serata per tutti i nostri ospiti.
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Qui a Kalongo il nostro lavoro fa davvero la differenza e riusciamo a portarlo avanti grazie a tutti coloro che condividono i nostri valori e credono nel nostro impegno. Un grazie di cuore a tutti gli amici che ci accompagnano da anni!
CARI AMICI,
il nostro cammino a Kalongo è iniziato esattamente 25 anni fa con la ferma volontà di preservare e proseguire l’opera di padre
Giuseppe Ambrosoli.
Durante il cammino le sfide sono state tante, prevalentemente dovute alla scarsità di risorse disponibili e al contesto estremamente remoto in cui opera l’ospedale, lontano da centri urbani e dalle principali vie di comunicazione, in una regione molto povera.
Nonostante questo, tanti e importanti sono stati i traguardi raggiunti a Kalongo in questi anni
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In occasione della memoria liturgica del Beato Giuseppe Ambrosoli, che si celebra il 28 luglio, vogliamo condividere le testimonianze di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e di lasciarsi ispirare dal suo straordinario esempio.
“Quello che più lo caratterizzava e dal quale derivavano tutte le altre sue doti, era la sua umiltà. Egli era sinceramente e profondamente umile, e nel rapporto con lui si percepiva chiaramente che non poneva mai se stesso prima degli altri, ma qualunque cosa facesse lo viveva come un servizio che nasceva dalla sua ricchezza interiore”
Dr Tito Squillaci, medico pediatra
“La prima persona che mi venne incontro fu padre Giuseppe, mi prese le mani, mi diede il benvenuto e mi portò le valigie in camera. Per me, un po’ rustica e asciutta, la sua gentilezza e amorevolezza mi stupirono. Capii con il tempo che il tutto non era forma ma sostanza, perché lui vedeva nell’altro (in qualunque altro) un figlio di Dio. Al suo funerale, al quale assistei, una folla immensa di gente uscita dal bush, sfidando la guerriglia e i soldati; quella folla che lui aveva curato: lebbrosi, zoppi, ciechi, bambini, donne e vecchi. La stessa folla che seguiva Gesù.”
Emilia Francesca Susani, tecnica di laboratorio
“Sono stata parte dello staff della maternità dell'ospedale di Kalongo per oltre sette anni dalla fine del 1980 fino all'evacuazione generale nel 1987. Padre Ambrosoli è stato per me un modello di vita a tutto tondo, se così si può dire. Sobrio ed esigente con sé stesso ma generoso e comprensivo verso gli altri. Disponibile 24 ore su 24 pur di alleviare sofferenze e salvare vite umane. Lavorando in maternità, spesso dovevo ricorrere a Lui anche nel corso della notte per emergenze che richiedevano immediato intervento chirurgico. Mi dispiaceva moltissimo interrompere il suo già limitato tempo di riposo ma la sua risposta era immediata e incoraggiante: Siamo qui per questo, l’importante è salvare la vita della mamma e del bambino.”
Sr. Lea Zandonella
"Nostro padre accolse l’invito di padre Giuseppe e per qualche anno trascorse un mese in Uganda, prestando la propria opera accanto a padre Giuseppe. Di lui ammirava la professionalità, l’impegno, il rispetto della dignità delle persone, la passione. Ammirava quello che era riuscito a fare a Kalongo. Non solo l’ospedale ma anche la scuola di ostetricia: il suo impegno per la formazione del personale. Non si limitava a portare aiuto dall’esterno ma voleva aiutare la popolazione locale a raggiungere l’autonomia anche in campo sanitario”
Cristina, Monica e Valentina Belloni
Dal mese di marzo nel Dr. Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo è entrata in funzione la clinica di salute mentale dotata di personale medico specializzato composto da una psichiatra e due infermiere psichiatriche. La clinica fa parte del progetto “AID 012590/09/3 - You are not alone – salute inclusiva per la prevenzione e la cura delle disabilità visive, motorie e mentali” finanziato da AICS - Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo e realizzato da Fondazione Ambrosoli O.N.L.U.S. insieme a CBM Italia. Una risposta concreta e tangibile alla piaga sanitaria e sociale che colpisce il continente africano.
Il Nord Uganda è stato territorio di scontro di una feroce guerra civile durata più di 20 anni, durante la quale la popolazione ha subito violenze inimmaginabili, con conseguenze pesanti sulla prevalenza dei disturbi mentali nella regione. In particolare, il distretto di Agago è il 5° del paese per numero di tentati suicidi. Inoltre, la pandemia ha ulteriormente acuito il bisogno di assistenza psichiatrica e supporto alla salute mentale, infatti, solo nel 2019-2020 i ricoveri al Dr Ambrosoli Memorial Hospital (DAMHK) per tentato suicidio sono aumentati del 279% rispetto al precedente anno. Prima dell’avvio del progetto finanziato dall’AICS, il DAMHK e il Distretto di Agago non disponevano di figure qualificate per l’assistenza psichiatrica, fondamentali per il follow-up e supporto dei tentati suicidi.
Per rispondere a questa emergenza, uno degli obiettivi del progetto mira a integrare la salute mentale nei servizi di base offerti dall’ospedale, formando gli operatori sanitari e assumendo personale psichiatrico specializzato, rafforzando i servizi di prevenzione del suicidio.
La clinica di salute mentale ha l’obiettivo di offrire assistenza specializzata ai pazienti dell’Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, integrando la salute mentale in tutti i servizi di base.
La clinica di salute mentale è affiancata da uno sportello di counselling dedicato alle mamme e alle famiglie di persone con disabilità, per fornire un supporto concreto ai nuclei famigliari che affrontano numerose problematiche legate allo stigma, alla povertà e alla mancanza di sostegno adeguato da parte delle istituzioni.
Nei primi due mesi di attività i pazienti che hanno usufruito dei servizi della clinica di salute mentale sono stati 114. Mentre le famiglie che l’educatore dello sportello di counselling ha supportato e assistito sono state 25.
La storia di Simon
Tra i primi pazienti che si sono rivolti alla clinica di salute mentale c’è Simon: un ragazzo di 22 anni del distretto di Agago. Prima ancora è stato un bambino molto intelligente, capace a scuola, ha imparato l’inglese, cosa che non è scontata.
A 19 anni ha iniziato a sentire delle voci, poi anche a rispondere loro e infine a parlare da solo, un po’ a sproposito, cantilenare parole per lui assonanti, forse in rima. Poi talvolta agitarsi, dimenarsi, sentirsi un po’ in trappola, tentare la fuga. A 19 anni gli è stata diagnosticata la schizofrenia o una forma non ben definita di psicosi, una diagnosi pesante ovunque, ma in particolare in un paese come l’Uganda, dove la patologia psichiatrica non è conosciuta o compresa da tutti, dove la reazione più naturale a questo tipo di malattie è credere che siano il frutto di un maleficio o di stregoneria e il modo più immediato per affrontarle per i genitori è contenere il malato legandolo con delle funi.
Simon è stato ricoverato nell’ospedale di Kalongo al momento giusto. Infatti, insieme a lui è arrivato anche un team di infermieri formati nel campo della psichiatria. Simon ha quindi trovato, a Kalongo del personale qualificato per dare un nome alla sua malattia, per pensare delle strategie per curarla e per spiegarla ai familiari in modo che venga compresa.
La speranza è che il progetto possa crescere e Simon e altri pazienti in futuro possano ricevere cure sempre più mirate.
25 luglio 1923 - 27 marzo 1987: in ricordo del Beato Giuseppe Ambrosoli
Un favo colante di miele e di api sotto la lapide di Padre Giuseppe: un simbolo di parsimonia e operosità. Ritrovato in occasione dello scoperchiamento per l’esumazione in vista della beatificazione
“E’ stato un momento molto forte quando nel novembre 2020 ho assistito a Kalongo all’apertura della tomba di padre Ambrosoli per l’esumazione in vista della beatificazione, ma ancora più emozionante quando sotto la lapide di cemento che la ricopriva è stato trovato un favo colante di miele e di api” – ricorda Giovanna Ambrosoli, presidente di Fondazione Ambrosoli.
“Proprio in questi giorni, a ridosso dell’anniversario della morte di padre Ambrosoli, mi è arrivata la relazione del prof. Colombo dell’Università degli Studi di Milano che ha studiato quel favo che avevo riportato dall’Uganda e desidero condividerla alla vigilia di nuova missione a Kalongo. E’ difficile in situazioni come queste definire il confine con la scienza, leggo questo ritrovamento ancora una volta come un segno tangibile di quell’operosità infinita e amorevole che padre Giuseppe ci ha lasciato e che ci ricorda di guardare al prossimo, di rimanere a fianco dei più bisognosi e di costruire un futuro migliore per le nuove generazioni” dichiara Giovanna Ambrosoli.
Relazione del Prof. Mario Colombo, docente di entomologia apidologia presso l’Università degli Studi di Milano, sulla presenza di un favo colante miele e di api sotto la lapide di Padre Giuseppe che è stata scoperchiata per l’esumazione in previsione della beatificazione.
Certi fatti non possono essere interpretati con motivazioni scientifiche, non ne hanno bisogno e non lo devono essere. Il valore ascetico supera quello materiale dettato dall’uomo. Ciò nonostante, proprio da qui voglio partire.
Con la esumazione di Padre Giuseppe, sono affiorati, fra la lapide e la bara, dei favi di cera, colmo di miele e contornato da api vive e attive. Non ci si può limitare allo stupore dettato dalla presenza del piccolo nido, infatti, non è frequente trovare api che per loro bizzarria etologica, (non distinguendo quanto è bene o male, quanto è logico o illogico per la mente umana), vadano a colonizzare loculi e raramente tombe nel terreno. Le api cercano un luogo protetto dove potere costruire il loro nido. Il resto sul giudizio di stranezza del posto scelto dalle api, lo ometto. Nella fattispecie la cosa che stupisce è che la salma di Padre Ambrosoli da Lira, morto nel 1987 a Kalongo, traslato nel 1994, da allora, non è mai stata colonizzata da alcuna famiglia di api. Ne sarebbe stata prova la vecchiezza dei favi, eventualmente dopo tanto tempo, addirittura abbandonati dalla colonia. Stupefacente è il ritrovamento, con l’apertura della tomba, di una colonia di api, di insediamento recente. Fatto provato dalla presenza di api attive, da favi appena costruiti e colmi di fresco miele. La scienza non deve spingersi oltre certi limiti, non deve, non ne ha titolo e non può farlo quando i segnali lanciati dalla Provvidenza, sono univoci, certi e di genesi sacra. Le api filtrate da un pertugio impossibile, hanno prodotto e colmato di miele delle cellette, esattamente a distanza di 35 anni dalla morte e precisamente nei giorni in cui Padre Giuseppe dopo avere lasciato la vita terrena, compiva un ultimo volo, per tornare nel suo paese d’origine. Questa volta non da solo, ma accompagnato dal vibrare delle ali delle api, col loro nettare per rendere dolce questa partenza e con questo piccolo miracolo. La trina congiunzione del Sacerdote, del nome Ambrosoli e con le api, simbolo di parsimonia e di operosità. Quella medesima operosità che Padre Giuseppe ha prodigato in Uganda, tanto lontano dai suoi natali. Api a fianco al suo corpo… entrambi segno tangibile di lavoro per la comunità, senza risparmio di energie e con guida il cuore.
CARI AMICI,
ogni volta che torno a Kalongo mi rendo conto di non essermi ancora abituata a quel fiume di gente che ogni giorno attende paziente e fiduciosa il proprio turno per essere visitata in uno degli ambulatori dell’ospedale o che riempie le corsie della pediatria, della maternità, della chirurgia. E ancora mi meraviglio e mi commuovo di fronte agli occhi fiduciosi nel domani delle studentesse della scuola di ostetricia.
E penso che padre Giuseppe Beato ci abbia lasciato un’eredità da portare avanti. Un dono da preservare per il domani dei nostri figli e dei figli di Kalongo, una tacita alleanza di vicinanza, aiuto e condivisione tra noi e questo popolo accogliente, forte e tenace.
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Le storie sono tante e colpiscono tutte per motivi diversi. A volte per complessità, a volte per la soddisfazione di un successo, altre volte per la difficoltà con cui ci cerca di arrivare ad una diagnosi nelle limitatissime risorse del lavoro.
La storia che vorrei raccontare la porterò sempre con me per via di una frase che mi ha detto il papà di Hope, un mio piccolo paziente. Una frase che ho subito impacchettato nel cuore. Il bambino ora sta bene: l’ho dimesso proprio oggi, mentre scrivo questo racconto.
Hope è un bambino di un anno. È arrivato in ospedale con il papà per una brutta polmonite da aspirazione e un importante distress respiratorio; probabilmente conseguente ad una uvulotomia: una pratica locale, molto traumatica di rimozione o riduzione dell’ugola su bambini con tosse, debolezza o presunte infezioni alla gola.
Mi sono dedicato a Hope quotidianamente per aspirare le secrezioni, fare l’aerosol più volte al giorno, riposizionare infinite volte le cannule nasali per il supporto respiratorio, monitorare i parametri e somministrare la terapia. Dopo un paio di giorni, intuendo le “torture” necessarie a farlo stare meglio, il bambino ha cominciato a piangere anche solo vedendomi entrare in reparto. Poi un giorno, quando Hope ha iniziato a dare i primi segni di miglioramento, suo padre mi ha detto: “Dottore, dovresti essere sempre qui perché quando sei qui mi sento molto bene!"
Enrico Armiento, specializzando in pediatria
(Ospedale Bambin Gesù di Roma)
Kalongo, marzo 2026
Salute inclusiva per la prevenzione e cura delle disabilità visive, motorie e mentali: al via il progetto, realizzato con la collaborazione di CBM Italia e finanziato da AICS
Il 1° gennaio 2023 a Kalongo hanno preso il via le attività previste all’interno del progetto “ 012590/09/3 - You are not alone – salute inclusiva per la prevenzione e la cura delle disabilità visive, motorie e mentali” finanziato da AICS - Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo e realizzato da Fondazione Ambrosoli O.N.L.U.S. insieme a CBM Italia.
L’iniziativa con una durata di 36 mesi ha l’obiettivo di supportare il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital Kalongo, nell’ampliamento e rafforzamento dei servizi volti alla diagnosi precoce, alla prevenzione e alla cura delle disabilità visive, motorie e mentali, al fine di ridurre la mortalità infantile e migliorare la qualità della vita e l’integrazione sociale delle persone con tali disabilità. L’investimento complessivo del progetto è pari € 1.468.024,40.
L'assenza di servizi oculistici nel distretto di Agago impatta sulla qualità della vita di molte persone. Il primo risultato previsto del progetto è la creazione di una clinica oculistica di livello primario per assicurare l’erogazione di servizi di chirurgia oculistica all’ ospedale di Kalongo attraverso la collaborazione con il partner locale St. Joseph hospital di Kitgum e l’affiancamento di CBM Italia, organizzazione umanitaria con una solida esperienza nei progetti di prevenzione e cura delle disabilità visive nei Paesi del Sud del mondo. Diversi studi scientifici hanno dimostrato inoltre che i pazienti diabetici sono aumentati del 198% nel 2019-2020 rispetto l’anno precedente. La clinica oculistica consentirà di migliorare anche l’assistenza ai pazienti diabetici, garantendo loro almeno un controllo oculistico l’anno e allestendo una vera e propria clinica diabetica dedicata.
Attualmente l'assenza di servizi riabilitativi e di un’unità di terapia sub-intensiva incide negativamente sugli esiti di molti ricoveri di urgenze da traumi, aumentandole possibilità di ripercussioni gravi che possono tradursi in disabilità permanenti o morte. Per far fronte, il secondo risultato del progetto prevede l’inaugurazione di un centro di riabilitazione motoria e neuromotoria, fruibile dalle persone con disabilità e dai pazienti in riabilitazione post-operatoria o post-traumatica e l’allestimento di un’unità di terapia sub-intensiva. Questa attività verrà implementata in collaborazione con l’ospedale specialistico di riabilitazione CoRSU, partner storico di CBM che prevede un intervento mirato alla realizzazione di un programma di formazione destinato al personale dell’ospedale consentendo di ampliare la tipologia di interventi chirurgici e la qualità dei servizi per traumi, incidenti stradali e altre patologie che possono causare disabilità.
Infine, considerato che il distretto di Agago è il 5° del paese per numero di tentati suicidi e che nel 2019-2020 i ricoveri sono aumentati del 279% rispetto al precedente anno, verrà creato uno sportello di counselling dedicato alle mamme e alle famiglie di persone con disabilità, per fornire un supporto concreto alle famiglie che affrontano numerose problematiche legate allo stigma, alla povertà e alla mancanza di sostegno adeguato da parte delle istituzioni. Per tutta la durata del progetto verrà rafforzata l’integrazione della salute mentale nei servizi di base offerti dall’ospedale, rafforzando i servizi di prevenzione del suicidio e formando gli operatori sanitari seguendo i principi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con assunzione personale psichiatrico specializzato.
CARI AMICI,
il 20 novembre, giorno della beatificazione di padre Giuseppe a Kalongo, segna per noi un nuovo inizio che rafforza il senso di responsabilità nei confronti della sua eredità materiale e morale.
Purtroppo, in considerazione dell’evolversi dell’epidemia di Ebola che sta interessando l’Uganda, con casi anche nella capitale Kampala, nel rispetto delle indicazioni di allerta di tutte le Agenzie internazionali, la Fondazione, mantenendo un atteggiamento di
prudenza a tutela del singolo e della comunità, con grande dispiacere, ha ritenuto di non partecipare in presenza alla cerimonia di
beatificazione di Padre Giuseppe Ambrosoli a Kalongo.
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