Cari amici,
avrete certamente saputo dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e Uganda, che l’OMS ha dichiarato “emergenza” il 15 maggio.
Oggi la situazione a Kalongo è relativamente tranquilla, nel distretto di Agago non sono stati rilevati casi positivi, ma l’allerta è alta.
L’ospedale sta operando con grande rigore, applicando tutte le misure di prevenzione e sicurezza previste dai protocolli sanitari per le emergenze epidemiologiche. La preoccupazione resta però concreta, soprattutto perché attualmente non esistono vaccini né trattamenti specifici per combattere il ceppo Ebola Bundibugyo, attualmente in circolazione.
Abbiamo dovuto interrompere le missioni dei nostri medici volontari a Kalongo, chi era già in Uganda è rientrato in Italia, le partenze imminenti sono sospese. Sappiamo bene cosa significherà la loro assenza per lo staff locale, costantemente sotto pressione per l’alto flusso di pazienti e le risorse sempre scarse.
Tra poche settimane sarei dovuta partire per Kalongo, come faccio ogni anno in questo periodo per partecipare al board dell’ospedale e seguire da vicino i progetti in corso. Una visita che non è solo un impegno istituzionale, ma una testimonianza concreta di vicinanza, un modo per dire anche fisicamente: “siamo al vostro fianco”.
In momenti come questi, quella vicinanza sarebbe più essenziale che mai. Garantire cure continuative e di qualità è già una sfida costante, farlo sotto la minaccia di una nuova emergenza sanitaria lo è ancora di più, richiede di impegnare risorse già scarse per prepararsi ad affrontarla.
Siamo in contatto costante con la direzione dell’ospedale e stiamo seguendo da vicino l’evolversi della situazione, monitorando le comunicazioni ufficiali rilasciate dall’OMS, dal Ministero della Salute Ugandese e dalla Farnesina. In questi momenti agire con tempestività, responsabilità e informazioni corrette è essenziale.
Vi terremo aggiornati. La vostra fiducia e il vostro sostegno concreto per noi sono tutto.
Grazie di cuore,
Giovanna Ambrosoli