
« Lavorare a Kalongo, e in particolare in OPD, è stata una delle esperienze più intense e sicuramente più formative del mio percorso. Significa confrontarsi ogni giorno con una medicina molto diversa da quella a cui siamo abituati in Italia: più essenziale, più concreta, cercando di mantenere l'umanità e la dignità dovute.
In OPD arrivano pazienti in condizioni avanzate, spesso dopo giorni di viaggio o dopo aver tentato cure altrove. Una delle difficoltà maggiori è imparare a lavorare senza poter contare sulla diagnostica e sulle terapie che in Italia consideriamo normali. Molti esami non sono disponibili oppure hanno costi troppo elevati per i pazienti; anche i farmaci e le possibilità terapeutiche sono limitati. È una medicina che ti costringe a ragionare di più, a usare molto la clinica, a osservare, ascoltare e decidere con quello che c'è.
Allo stesso tempo, però, è proprio questo che mi ha insegnato tantissimo. Ho imparato a essere più flessibile, a gestire l'incertezza, a valorizzare il lavoro di squadra e a capire quanto possano fare la preparazione clinica e l'organizzazione anche in un contesto del genere.
Ho avuto inoltre la fortuna di lavorare proprio nel periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo OPD, e vedere questo cambiamento è stato impressionante. La ristrutturazione ha trasformato completamente gli spazi, e anche il fatto di poter avere tutti i pazienti sotto controllo con un solo colpo d'occhio permette una gestione molto più efficace.
Un altro aspetto importante è stata l'introduzione del triage infermieristico, che consente non solo una migliore selezione iniziale dei pazienti, ma anche una loro rivalutazione. Ho percepito il personale molto motivato, desideroso di mettere in pratica quanto appreso durante i training e di migliorare concretamente il lavoro quotidiano.
Le soddisfazioni più grandi sono state vedere pazienti migliorare e tornare a casa nonostante tutte le difficoltà e le mancanze. In un contesto come questo, anche piccoli risultati hanno un peso enorme. Ci si rende conto che ciò che fai può davvero cambiare il decorso di una persona, e questo ripaga della frustrazione. »
Giulia Carioti, specializzanda in Medicina d’Urgenza dell’Università Bicocca di Milano
Il recente rinnovamento dell’OPD – Out Patient Department – il principale punto di accesso all’ospedale, ha portato un importante miglioramento nell’assistenza ai pazienti. La nuova sala emergenze, più ampia e meglio organizzata, permette di monitorare e gestire i pazienti con maggiore efficacia, grazie a spazi adeguati e a nuovi macchinari essenziali. Nel suo periodo di volontariato a Kalongo, Giulia ha assistito e vissuto questa transizione. Un ammodernamento che permette, a chi ne ha bisogno, di ricevere cure tempestive e di qualità quando servono.
Ma perché questi spazi possano tradursi ogni giorno in cure reali per i pazienti più vulnerabili, servono anche risorse per il personale medico come i farmaci e il materiale sanitario.
Grazie a chi sceglie ogni giorno di essere vicino all’Ospedale. Il vostro contributo è essenziale.