CARI AMICI,

il 6 giugno scorso il Presidente Museveni ha decretato l’inizio di un nuovo lockdown a causa dell’improvviso aumento dei contagi da Covid in Uganda. Gli ultimi dati ufficiali disponibili sul sito del Ministero della Salute Ugandese riportano oggi 119.915 casi positivi, a fine luglio erano 55.511. L’arrivo delle varianti più aggressive ha accelerato il propagarsi del virus in particolar modo tra i giovani. Ciò che preoccupa di più ora è la mancanza di vaccini. Al 27 agosto, mentre in Europa il 46% della popolazione è stata vaccinata, in Africa solo il 2,5% ha ricevuto il vaccino. Oggi le persone vaccinate in Uganda sono 1.376.986 su una popolazione di quasi 44 milioni di persone. All’ospedale di Kalongo tutto il personale è stato vaccinato ma la popolazione locale resta scoperta e indifesa e l’ospedale ancora più solo e isolato. Non solo per il lockdown. La crescita repentina dei casi in Uganda ha portato alla saturazione dei pochi posti letto disponibili nei centri sanitari designati alla cura dei malati di Covid. L’ospedale deve perciò prendersi cura anche dei casi più gravi senza poter disporre di una terapia intensiva né sub-intensiva.

L’80% dei pazienti ricoverati finora ha avuto bisogno di ossigenoterapia ma la fornitura di ossigeno rimane una sfida immane per il nostro ospedale. Non è semplice neppure garantire un costante rifornimento di farmaci e di dispositivi di protezione. Per ottimizzare le risorse e risparmiare tamponi vengono testate solo le persone che mostrano sintomi riconducibili al Covid, senza la possibilità di individuare eventuali pazienti positivi asintomatici.

Sono soprattutto le attività di cura sul territorio, che rappresentano la sola possibilità di accesso alla salute per migliaia di persone, ad aver risentito dell’improvvisa escalation di Covid. Le misure restrittive introdotte dal governo per arginare il diffondersi del virus hanno causato una drammatica diminuzione degli accessi ai servizi sanitari di base. Anche a Kalongo i ricoveri in ospedale sono calati del 35%. Nell’ultimo anno il 75% dei bambini dimessi dall’ospedale non ha effettuato le visite di controllo post-ricovero con gravi rischi per la loro salute i cui effetti ad oggi non sono quantificabili. Nonostante il calo delle entrate dovuto al crollo degli accessi, l’ospedale ha gestito l’emergenza Covid senza gravare sulle famiglie, a differenza di molti altri ospedali privati che stanno aumentando i prezzi delle prestazioni rendendo ancora più difficile alle persone più povere l’accesso alle cure. L’ospedale sta oggi lavorando a stretto contatto con l’OMS, che ne ha riconosciuto il lavoro svolto per la comunità, per poter ottenere supporto finanziario dal Governo come centro trattamento Covid. La Fondazione continua con impegno e grazie all’aiuto di tutti voi a sostenere l’ospedale perché possa giornalmente prestare cura e assistenza alla popolazione senza interrompere servizi importanti per mancanza di risorse.

Sapervi accanto è oggi più importante che mai.

Giovanna Ambrosoli