Il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni alcuni giorni fa ha reimposto un rigoroso blocco che include la chiusura delle scuole e la sospensione dei viaggi interdistrettuali per aiutare a contrastare un'ondata di casi COVID-19 nel paese dell'Africa orientale. Un nuovo lockdown colpisce l’Uganda. Una doccia fredda per tutti noi, a Kalongo come in Italia.

Il mese scorso le infezioni hanno iniziato a salire e i nuovi casi sono aumentati a causa delle varianti più aggressive come quella inglese, indiana e sud africana, in particolare tra i più giovani, alimentando i timori che il paese possa scivolare in una nuova ondata fuori controllo. L’annuncio del blocco dei trasporti, ha scatenato un movimento di studenti e lavoratori che ansiosi di tornare a casa, sono partiti da distretti dove il tasso di infezione è già altissimo, portando l’infezione nei loro villaggi.

Il virus ha iniziato a correre  all’improvviso e più veloce di prima in tutto il Paese: il tasso di positività è salito dal 2% al 17%. Sono 61.977 i casi positivi ad oggi, ma si teme che i numeri siano molti di più di quelli ufficialmente segnalati.

La D.ssa Carmen Orlotti chirurgo a Kalongo al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, ci aggiorna in tempo reale: Anche a Kalongo abbiamo iniziato a registrare i primi positivi. Abbiamo riaperto il centro per l’isolamento e il trattamento dei casi Covid. I primi pazienti ricoverati presentano un quadro tipico di insufficienza respiratoria con dipendenza dall’ossigeno. Ossigeno che noi possiamo erogare solo dai concentratori di ossigeno.  Il protocollo ministeriale prevede il trasferimento di tutti questi pazienti a Gulu, il centro di isolamento regionale più vicino, ma è già sovraffollato. Saranno giorni difficili quelli a venire. Fronteggiare un’epidemia senza aver tutti i mezzi per farlo al meglio espone il personale, i pazienti e le loro famiglie a rischi altissimi. Noi andiamo avanti, uno sguardo in alto a chiedere ancora una volta che p. Ambrosoli custodisca il suo ospedale e quanti vi lavorano o cercano aiuto”. 

Il personale di Kalongo fortunatamente è stato vaccinato, ma ora temiamo il propagarsi del virus tra pazienti e famiglie. La paura è che finiscano presto i posti letto negli ospedali, senza dimenticare che ci sono soltanto 218 posti in terapia intensiva a fronte di 44 milioni di abitanti. L’ossigeno scarseggia ovunque, i centri regionali di isolamento sono già al limite della loro capacità di accoglienza.

Il governo ha fatto numerosi sforzi per mettere in sicurezza il paese ma quello che manca davvero in Uganda sono i vaccini. Su quasi 2 miliardi di somministrazioni fatte nel mondo, solo 30 milioni di dosi (pari all’1%) sono arrivate in Africa. 

Secondo quanto afferma anche Matshidiso Moeti, direttore regionale per l’Africa dell’OMS, la minaccia di una terza ondata è reale e crescente nel continente considerato che la campagna vaccinale è sostanzialmente ferma: la previsione fatta per mesi dagli scienziati di tutto il mondo, secondo i quali la carenza di vaccini nei paese del terzo mondo avrebbe favorito nuove ondate di contagi e la nascita di nuove varianti, si sta purtroppo avverando.

Non lasciamoli soli! Siamo molto preoccupati ma consapevoli: dobbiamo aiutare l’ospedale a far fronte nel miglior modo possibile alla nuova ondata continuando a prendersi cura di chi ha più bisogno.