Giovedì 4 aprile è stato presentato presso l’Ambasciata Italiana di Kampala il libro “Chiamatemi Giuseppe”.

Oggi grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale il libro è disponibile anche nella versione in lingua inglese, “Call me Giuseppe”.

“Padre Giuseppe Ambrosoli è forse il più significativo esempio dell’amicizia italo-ugandese. Un uomo che si è dedicato con enorme generosità al popolo Acholi, la ‘sua gente’. Fino all’estremo sacrificio. Ancora oggi, a più di trent’anni dalla sua scomparsa, la sua memoria è vivissima in Uganda, tanto presso le comunità locali quanto tra la collettività italiana. Il libro “Chiamatemi Giuseppe” è una splendida storia umana, un viaggio attraverso la vita di questo straordinario uomo e una riflessione sull’eredità che ci ha lasciato”, ha commentato S.E. Domenico Fornara, Ambasciatore in Uganda durante l’evento.

Nella cornice della Sua residenza, insieme a S.E. l’Ambasciatore Fornara e a Giovanna Ambrosoli, Presidente della Fondazione, al direttore dell’ospedale di Kalongo Godfrey Smart Okot e alla direttrice della scuola Sister Carmel, sono intervenuti tanti illustri ospiti per ricordare Padre Giuseppe e soprattutto quello che ha fatto in questa terra: dal Ministro dei Rifugiati On. Hilary Onek, a Monsignor Matthew Odong, vicario generale dell’Arcidiocesi di Gulu.

Durante la presentazione, sono state condivise esperienze di vita vera e spirituale che il ricordo e l’insegnamento di Padre Giuseppe ha lasciato, con un pubblico numeroso che annoverava altri ospiti illustri come ad esempio l’Ambasciatore tedesco, il Console onorario spagnolo, il già Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Sen. Alfredo Mantica e i due calciatori Simone Perrotta e Damiano Tommasi e tanti altri “amici di Kalongo”.

Un ringraziamento particolare all’Ambasciatore che ha sempre supportato e seguito il Dr Ambrosoli Hospital a Kalongo e l’impegno quotidiano della Fondazione e che con questa iniziativa ha voluto dare un tributo a Padre Giuseppe in Uganda, in quel Paese da lui tanto amato e a cui ha dedicato la sua vita.

Queste le testimonianze di chi è intervenuto all’evento.

“Padre Ambrosoli è un dono di Dio per il popolo di Acholi: ha toccato così tante vite, non solo a Kalongo, ma in tutto il nord dell’Uganda, ha lasciato un segno e se c’è qualcuno da canonizzare dovrebbe essere lui. Ricordo che nel 1967, durante una vacanza presi una polmonite, con un forte dolore che mi lacerava il petto, mi fu così consigliato di andare da padre Ambrosoli. Quando arrivai mi toccò la testa, iniziò a pregare per me, mi diede alcune medicine e mi disse ‘Tu starai bene’.  Sentii immediatamente una sensazione molto fredda attraversare il mio corpo, il dolore sparì e non torno mai più. Sono onorato di essere qui oggi a celebrare un tributo per Padre Giuseppe”.

On. Hilary Onek, Ministro per i Rifugiati in Uganda

“La scuola di ostetricia è veramente la grande eredità che ci ha lasciato Padre Giuseppe. Io lo chiamo ‘il creatore di miracoli’ perché nel momento difficile e terribile della guerra dove molti studentesse di altre scuole cadevano in imboscate, le nostre si sono tutte salvate e questo è stato per noi un vero miracolo. Padre Giuseppe è stato un ottimo tutor perché ogni volta che poteva insegnare alle studentesse e dedicarsi a loro, esse passavano gli esami e raggiungevano il loro futuro di speranza. Ma è stato anche un grande visionario, diceva sempre ‘se non comincio e non porto avanti la scuola di ostetricia, il mio lavoro non potrà continuare. Saranno proprio queste giovani donne a portare avanti il mio progetto per questo Paese’. Oggi, la St Mary ha contribuito alla crescita di 3 scuole di ostetricia a Matany, a Kitgum e Lacor: qui tutte le tutors provengono dalla nostra scuola di Kalongo. Questo è il sogno di Padre Giuseppe che si è realizzato”.

 Sr Carmel Abwot, direttrice della St Mary Midwifery School di Kalongo

 “Il nome di Padre Giuseppe è forse più conosciuto nella regione Acholi che in Italia. A quei tempi qui molti erano diffidenti con i medici ma lui è riuscito a conquistare la loro fiducia. Alcuni pazienti che erano stati visitati da altri medici nascondevano le prescrizioni dei medici precedenti per rifare la fila e poter avere l’attenzione di Padre Giuseppe. Anche io sono stato una ‘vittima’ di questo sistema: quando la mia malattia non migliorava, ho pensato ‘beh dovrò fare anche io così per essere ricevuto da lui!’. Se oggi sono un sacerdote è proprio grazie alla preghiera di Padre Ambrosoli Lui è stato un dono per il popolo Acholi e per tutta l’Uganda”.

Monsignor Matthew Odong vicario generale dell’Arcidiocesi di Gulu

 

Per ordinare una copia del libro scrivere a info@fondazioneambrosoli.it