Gli scritti di padre Giuseppe

Dal suo Breviario, preghiera

“Signore, insegnami a servirti come meriti, a dare senza calcoli, a prodigarmi senza altra ricompensa che la consapevolezza di fare la tua volontà. Insegnami a non amare me stesso, a non amare soltanto i miei, a non amare soltanto quelli che amo già, ma soprattutto quelli che nessuno ama. Abbi pietà, o Signore, di tutti i poveri del mondo, non permettere che io viva felice da solo, fammi sentire l’angoscia della miseria universale, liberami da me stesso. Amen”

“Dobbiamo andare avanti. C’è ancora così tanto da fare”

 “Le donne sono il perno della società africana. Curate loro e curerete l’Africa”

“A noi non resta che star qui a condividere e ad aiutare tutti quelli che possiamo”

“Noi non lavoriamo per il nostro interesse personale, bensì per il bene di questa nostra gente che speriamo domani potrà fruire di quanto abbiamo fatto per loro”

 

Cura degli altri

 “Qui abbiamo avuto mesi di intenso lavoro. La mia corrispondenza è in arretrato spaventoso. Non so letteralmente più come fare. Ma ringrazio sempre il Signore che il lavoro sia tanto, perché siamo qui proprio per questo ed è attraverso il lavoro medico che possiamo arrivare all’anima di tanti malati … In questi paesi la pastorale passa quasi sempre attraverso il corpo” (lettera a Piergiorgio Trevisan – Kalongo, 25 novembre 1981)

 

Lo studio

“L’inginocchiatoio per la preghiera, la vita interiore e soprattutto la meditazione. Quest’ultima è fondamentale per la vita del sacerdote. Il tavolino è importantissimo per il sacerdote. Lo studiare per il sacerdote è una virtù indispensabile. Lo studio rende più penetrante, più profonda la meditazione e questa rende più spirituale, più rivolto al bene delle anime e più facile lo studio.” (Ritiro personale – Verona 22 novembre 1951)

“Quando non sai che via scegliere, prendi sempre quella che ti costa di più: è la via giusta”(Al dott. Luigi Tacconi -Kalongo 1978-1987)

 

La predilezione: i poveri

“Gesù ha avuto quattro predilezioni: i poveri, i peccatori, i fanciulli e la famiglia. Devo amare anch’io i poveri, non temere di stare con loro devo mettermi sul loro piano e portare loro una parola buona. L’apostolato deve essere per me non solo d’ambiente ma deve svolgersi anche alle classi sociali inferiori, ai poveri, non badare se sono operai invece che studenti. Mettermi nell’apostolato tra i poveri con umiltà, farmi come loro, sul loro piano, amarli, interessarsi a loro” (Esercizi spirituali – Galliano, 3 novembre 1947)

“Dio è amore e io sono il suo servo per la gente che soffre”

“Vai avanti con coraggio. Non c’è mai stato un giorno in cui mi sia pentito della scelta fatta. Anzi questa mia scelta è un’avventura meravigliosa”

 

La predilezione: i peccatori

“Mai considerati dall’alto in basso, ma bensì fratelli. Hanno diritto a tutta la mia carità. Gesù ha avvicinato i peccatori con l’amore. Devo vivere la carità di Cristo in ogni momento e in ogni ambiente in cui vivo” (Esercizi spirituali – Galliano, 3 novembre 1947)

 

Le predilezioni: i fanciulli

“L’amore di Gesù era particolarmente rivolto ai piccoli. L’apostolato che posso fare ai piccoli è grande. Bisogna che mi dedichi a loro nella mia parrocchia, fare loro conoscere e prevenirli contro il male. Farli diventare migliori. Devo attingere a Gesù fonte di questo grande amore. Devo vedere Gesù in ciascuno di loro, devo amarli per Gesù” (Esercizi spirituali – Galliano, 3 novembre 1947)

 

Le predilezioni: la famiglia

“Il Signore di fronte a un padre di famiglia piangente si è sempre commosso. Amare la famiglia. Pensiamo alla famiglia cristiana, Nella società mancano tante famiglie cristiane. È necessario ricristianizzare la famiglia”

(Esercizi spirituali – Galliano, 3 novembre 1947)

 

Umiltà

La lode non aggiunge neppure una briciola a noi di quello che siamo, ma siamo solo ciò che siamo davanti a Dio. In caso di lode voglio usare un doppio sistema. Internamente fare atti di umiltà di fronte a Dio che ben conosce la mia nullità. Esternamente lasciar fare quasi senza badarci e appena possibile con una frase umoristica o con roba del genere, buttare tutto nel riciclo in maniera che nessuno più si ricordi della lode precedente”. (Diario Spirituale)

“Senza umiltà non si può fare un passo avanti. Con la superbia si va solo indietro e l’uomo è capace solo di fare il male. L’uomo da sé è solo il risonatore dei doni di Doni. Non pessimismo ma neanche autosufficienza, non superbia ma umiltà e solo riconoscimento di ciò che abbiamo da Dio” (Esercizi spirituali – Gozzano, 7 febbraio 1952)

“Lazzaroni! Facevano meglio a mandare qualche cosa per l’ospedale” (Quando gli annunciarono che gli era stato assegnato il premio “Missione del Medico” dalla Fondazione Carlo Erba nel 1963, si racconta che senza interrompere la partita a scacchi che stava giocando, abbia risposto

“Per noi giovani, che, grazie a Gesù, abbiamo una certa formazione cristiana, il campo più proficuo dove possiamo e dobbiamo lavorare è l’Azione Cattolica. L’unico lavoro in cui tutto ha seriamente un fine spirituale. E per questo è il lavoro più redditizio perché questo nostro lavoro, il nostro tempo prezioso che dedichiamo all’Azione Cattolica ha in ogni momento una finalità soprannaturale. E non c’è pericolo che si possa disperdere in cose vane perché questo lavoro ci porta sempre più vicini a Lui, il Cristo” (Lettera a Virgilio Somaini – Ronago, 21 novembre 1946)

 

Chiarezza di obiettivi

“Il mio desiderio è di mettere a disposizione la mia professione a vantaggio delle missioni. Vengo qui a chiedere due cose: se nel vostro Istituto è possibile che un medico possa diventare sacerdote e se uno che è entrato in esso è certo di andare in missione a esercitarvi la doppia professione di sacerdote e medico”

 

NEWSLETTER

© Fondazione Dr. Ambrosoli - Via Bartolomeo Panizza, 7, 20144 Milano - C.F. 95055660138
crossmenuchevron-down