A un anno dal taglio dei fondi USAID, abbiamo voluto raccogliere la testimonianza di Alex Ojera (Responsabile della Sanità Pubblica e del Servizio Infermieristico all'ospedale di Kalongo), che ci ha raccontato in prima persona le conseguenze di questo taglio sulla vita dei pazienti sieropositivi e sul lavoro quotidiano dell’ospedale.

“Il taglio degli aiuti statunitensi ha avuto un impatto profondo sulla comunità, in particolare sulle persone in terapia antiretrovirale. Oltre 3.000 pazienti beneficiavano dei nostri servizi; oggi non riusciamo più a seguire quasi 500 di loro, perché mancano le risorse per rintracciarli e raggiungerli nei centri comunitari. Gli aiuti permettevano anche la formazione e il sostegno dei referenti sanitari dei villaggi, attività oggi sospese, e contribuivano alle spese di gestione dell’ospedale. La riduzione del budget ha colpito anche il personale sanitario, che continua però a sentire forte la responsabilità di sostenere la comunità anche sul territorio.

Siamo profondamente grati alla Fondazione Ambrosoli e a tutti i suoi sostenitori che sono al nostro fianco per aiutarci a colmare questo vuoto. Nonostante tutto il nostro l’impegno, molti pazienti sono stati duramente colpiti e di alcuni non conosciamo più la situazione: non sappiamo se si siano rivolti ad altre strutture sanitarie o se abbiano interrotto del tutto le cure. Le conseguenze della sospensione degli aiuti potrebbero non essere immediatamente visibili, ma rischiano di emergere nei prossimi anni, con un impatto serio e duraturo sulla salute dell’intero Paese".

In questa pillola video, Alex ci racconta in particolare le conseguenze sulla salute e il futuro delle mamme e dei neonati.

Se non visualizzi l'immagine clicca qui https://www.youtube.com/shorts/T3pa-YLs-dg

 

 

Quando Stella, una bambina di 7 anni, è arrivata all’Ospedale di Kalongo le sue condizioni erano molto gravi. Il suo corpo era gonfio, respirava con fatica, parlava a stento. Da giorni mangiava poco, i suoi genitori erano molto spaventati.

E' stata subito ricoverata nel reparto di pediatria, i medici le hanno diagnosticato una grave forma di malaria con complicazioni renali e alterazioni pericolose dei livelli di potassio nel sangue. Una condizione che senza cure immediate e specialistiche può essere fatale.

Non era la prima volta che Stella si ammalava. In passato aveva già affrontato diverse forme severe di malaria e ricevuto più trasfusioni. Aveva iniziato la scuola con entusiasmo, ma la salute fragile e le continue ricadute l’hanno costretta a interrompere gli studi. È la quarta di sei figli, e la famiglia fatica ogni giorno a garantirle l’essenziale.

A Kalongo, però, c’è sempre speranza.

Grazie al lavoro instancabile del personale sanitario e alle terapie ricevute – tra cui farmaci antimalarici somministrati per via endovenosa, trattamenti per stabilizzare la funzione renale e controllare i valori ematici – le condizioni di Stella sono migliorate giorno dopo giorno. L’edema si è ridotto, i parametri vitali si sono normalizzati, e con essi è tornato il sorriso sul volto di questa piccola guerriera.

Dopo qualche settimana, Stella è stata dimessa in buone condizioni, completamente guarita.

 

Tra tanti incontri della mia settimana a Kalongo ho avuto il piacere di chiacchierare con Boniface il medical officer del reparto di pediatria, Janeth Akello, l’ostetrica responsabile della clinica prenatale, Alex Ojera che coordina tutte le attività di salute pubblica sul territorio. Tutti loro hanno uno sguardo speciale; certamente puntato sull’oggi, per riuscire ad alleviare le sofferenze di chi ha più bisogno, ma anche sul futuro, con il coraggio di una visione ampia, lungimirante, a tratti persino ardita.

Boniface mi ha parlato di come l’ospedale si stia prendendo cura dei bambini con anemia falciforme, cosa inimmaginabile fino a poco tempo fa e che sempre più bambini in futuro potranno accedere alle cure e iniziare finalmente a vivere una vita più serena….

Janeth Akello ha spiegato come il progetto di prevenzione e cura del cancro alla cervice uterina stia cambiando la vita di centinaia di donne su tutto il territorio, offrendo un servizio che nessuna altra struttura qui è in grado di offrire.

Alex Ojera, responsabile di tutte le attività di salute pubblica sul territorio è il primo che ha visto gli effetti dei tagli dei fondi USAID sulla prevenzione e il trattamento dei pazienti con HIV, è molto preoccupato delle conseguenze sulla possibile diffusione del virus, ma consapevole di quanto l’ospedale possa continuare a fare nella lotta alla malattia.

Boniface, Alex, Janeth, sanno che non potranno salvare tutti, sono consapevoli che la strada per fare di più e meglio è lunga e lastricata di sfide inimmaginabili, prima fra tutte le risorse scarse, talvolta appena sufficienti a coprire i tanti bisogni, ma hanno fiducia, tanta pazienza e grande coraggio.

La nostra presenza non cambia il loro coraggio di guardare oltre l’orizzonte: è un coraggio che appartiene alla loro storia, alla loro dignità, e continuerà a vivere anche dopo di noi. Ma il nostro sostegno può trasformare la loro speranza in azioni concrete, aprire percorsi di assistenza e cura importanti, che possono cambiare sul serio la vita di un bambino o di una mamma.

È questo che ci spinge a continuare: per accompagnare una speranza che già esiste, contribuendo concretamente a farla diventare possibilità e futuro per l’ospedale, per le famiglie, per tutta la comunità di Kalongo.

 

 

(Ilaria Baron Toaldo - Fondazione Dr Ambrosoli)

Ho incontrato Lilly il primo giorno in cui sono arrivata in NICU, la terapia intensiva neonatale. Ha solo ventiquattro anni, due bambini a casa e un terzo nato da poche settimane. Era arrivata a Kalongo in condizioni disperate: con convulsioni continue causate da una forma grave di preeclampsia che le aveva alzato tantissimo la pressione. L’hanno portata subito in sala operatoria per un taglio cesareo d’urgenza.

Il suo bambino è nato a 26 settimane, di appena 800 grammi. È stato trasferito subito in NICU, mentre Lilly è rimasta in terapia subintensiva per oltre una settimana a causa delle convulsioni continue.

Quando finalmente ha potuto raggiungerlo era molto spaventata. Non lo toccava, non lo nutriva, non trovava il coraggio di avvicinarsi. Aveva paura che potesse morire da un momento all’altro. A prendersi cura di lui sono state le ostetriche, competenti, attente, premurose.

Poi lentamente il bambino ha iniziato a prendere peso, Lilly ha cominciato a prenderlo in braccio. Ora è una mamma amorevole e attenta: gli offre il seno, lo lava, si prende cura di lui seguendo tutte le indicazioni. Oggi il piccolo pesa un chilo e 450 grammi. Se tutto va bene, tra pochi giorni potranno andare a casa.

Cosa sarebbe stato di loro senza le cure che hanno ricevuto qui? Senza la prontezza, la competenza e lo spirito d’iniziativa di queste ostetriche capaci di lavorare con pochissimi strumenti senza lasciarsi scoraggiare mai?

(Sara Gianola, ostetrica volontaria UniMib, novembre 2025)

CARI AMICI,
l'ultimo numero dell'anno del nostro Kalongo News raccoglie notizie e aggiornamenti scelti per chi, come voi, ha a cuore Kalongo

Vi raccontiamo:

BUONA LETTURA!

CARI AMICI,
nel mio ultimo viaggio a Kalongo, lo scorso giugno, ho partecipato al Consiglio di amministrazione dell’Ospedale e visto da
vicino i progetti di cura, che grazie a voi portiamo avanti con responsabilità e dedizione.

È stato un viaggio intenso, il primo in cui ho “toccato con mano” gli effetti del taglio dei fondi USAID. Sul fronte economico la chiusura del programma di cura finanziato dalla Cooperazione americana ha infatti comportato una perdita di contributi di circa [...]

Ai piedi del Monte Oret, in una calda settimana di fine settembre, nelle sale del reparto di chirurgia dell’ospedale di Kalongo si è svolto un importante camp chirurgico, per offrire a decine di bambini e alle loro famiglie visite specialistiche e interventi chirurgici che garantiranno loro una migliore qualità di vita e un futuro più autonomo e dignitoso.

Grazie alla partecipazione della comunità, molte persone sono arrivate da villaggi lontani, con la speranza di ricevere cure e assistenza che fino ad allora non avevano mai ricevuto.

Il camp chirurgico si inserisce nell’ambito nel progetto You Are Not Alone - salute inclusiva per la prevenzione e la cura delle disabilità visive, motorie e mentali - 012590/09/3 [1] finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) con due obiettivi principali: eseguire interventi chirurgici e formare fisioterapisti e chirurghi sul campo.

Organizzato al Dr Ambrosoli Memorial Hospital il camp si è svolto in collaborazione con l’ospedale CoRSU, un ospedale specializzato nella riabilitazione delle persone con disabilità.

Un’équipe di dieci professionisti dell’ospedale CoRSU, formata da chirurghi ortopedici, chirurghi plastici, assistenti sociali, fisioterapisti, infermieri e tecnici ortopedici hanno lavorato fianco a fianco all’equipe medica dell’ospedale di Kalongo. Uniti dalla volontà di offrire cure specialistiche e di qualità a decine di famiglie, che potranno finalmente sperare in un futuro diverso.

Durante il camp sono stati eseguiti 59 interventi chirurgici, di cui 35 ortopedici e 24 di chirurgia plastica. Alcuni pazienti sono stati trasferiti all’ospedale CoRSU per interventi più complessi, che non potevano essere eseguiti a Kalongo.

Ma non si è solo operato: ben 71 bambini con disabilità sono stati visitati, altri sono stati medicati e riceveranno presto solette per le scarpe e sedie a rotelle fatte su misura.

I due ospedali hanno lavorato in completa sinergia: da un lato l’ospedale CoRSU ha fornito medicinali essenziali, materiale chirurgico e attrezzature, fondamentali per il successo dell’iniziativa; dall’altro, grazie alla disponibilità di quattro sale operatorie a Kalongo, i bambini e le loro famiglie sono stati accolti e assistiti al meglio.

Non sono mancate le criticità, come una connessione internet debole, interruzioni saltuarie di corrente elettrica e altre difficoltà tecniche che sono state risolte grazie alla collaborazione, all’impegno e alla capacità di adattamento delle équipe mediche.

 

Logo aics ita o n

 

[1] https://www.fondazioneambrosoli.it/disabilita-in-uganda-il-progetto-you-are-not-alone/

 

"Di questi giorni intensi vissuti a Kalongo porto con me un momento particolarmente toccante, uno di quei momenti che ti emozionano profondamente e rafforzano la tua consapevolezza della ragione per cui sei lì e di quello che fai.

Cerimonia di inaugurazione della sessione d’esami di giugno alla scuola di ostetricia: una bellissima festa organizzata con entusiasmo dalle studentesse e dalle tutor nonostante fossimo all’alba della prima sessione di esami, una prova importante che dovrà confermare la capacità e la competenza di queste ragazze per la futura professione di ostetrica.

Una delle esaminatrici è stata allieva della scuola di ostetricia prima di essere chiamata anche a questo ruolo e mi racconta come ha iniziato, come è stato il suo percorso di crescita umana e professionale, e come questa esperienza abbia contribuito a farla crescere non solo professionalmente. È bello ascoltarla, vederla così solare, motivata e molto professionale; un’ulteriore conferma di quanto la scuola di ostetricia di Kalongo lasci un segno indelebile su queste ragazze.

Vengono presentati i diversi gruppi di allieve, quando arriva il turno di coloro che hanno potuto contare sulla borsa di studio offerta dalla Fondazione, una di loro, giovanissima, non riesce a trattenere le lacrime. Lacrime copiose e inarrestabili che esprimono la commozione e la profonda gratitudine per l’unica opportunità che cambierà la sua vita di donna e professionista.

Nessuno di noi può restare indifferente di fronte a queste lacrime che scendono inarrestabili tra gli abbracci delle compagne. Penso a quanto sacrificio e a quanta sofferenza ci sia dietro a ogni loro successo scolastico, quanta fatica e quanto coraggio; per molte di loro la vita non è mai stata facile e ancora oggi non lo è. La maggior parte proviene da famiglie molto povere, che contano su di loro per sperare in un domani diverso.

Tornare a Kalongo, tornare alla Midwifery’s school è un’emozione che si rinnova ogni volta. Questa volta più che mai ha rafforzato in tutti noi la consapevolezza che i nostri sforzi e le nostre energie possono costruire davvero il miglior futuro possibile"

Giovanna Ambrosoli, giugno 2025

 

Kalongo, 28 maggio 2025

Vi scrivo dalla piccola ma accogliente stanza della guest house dell'ospedale di Kalongo, e posso dire con sincerità di sentirmi profondamente felice. Quando poco fa Alex Ojera, il nostro collega ugandese, mi è corso incontro sorridendo sulla pista di atterraggio, ho capito di essere nel posto giusto.

Ciò che dà senso e compiutezza al nostro lavoro, agli sforzi di tutti coloro che ci sostengono, è  proprio qui.

È inciso nella fatica quotidiana delle giovani donne e uomini che lavorano instancabilmente in ospedale, nella forza silenziosa di una comunità che non si arrende mai.

È nei piccoli gesti, nella cura quotidiana, che si costruisce qualcosa di vero e destinato a durare nel tempo. In un momento storico così ricco di criticità e notizie sconfortanti, che pongono domande a cui spesso non troviamo risposte, essere qui mi fa sentire nel posto giusto.

Stare dalla parte giusta della storia non è uno slogan. È esserci con responsabilità e consapevolezza, con coerenza e con gesti di bene concreti.

Da questa piccola stanza, penso a colui che per primo ha capito tutto questo e ha tracciato il cammino per noi senza scoraggiarsi mai, e che diceva sempre: "Dobbiamo andare avanti. C'è così tanto da fare."

Demetra Sigillo, project manager, Fondazione Ambrosoli

 

Oggi splende il sole sul monte Oret e su tutta Kalongo, questa la pillola video che Demetra ha girato dall'alto del piccolo Cessna che l'ha portata a Kalongo

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