Quando Stella, una bambina di 7 anni, è arrivata all’Ospedale di Kalongo le sue condizioni erano molto gravi. Il suo corpo era gonfio, respirava con fatica, parlava a stento. Da giorni mangiava poco, i suoi genitori erano molto spaventati.
E' stata subito ricoverata nel reparto di pediatria, i medici le hanno diagnosticato una grave forma di malaria con complicazioni renali e alterazioni pericolose dei livelli di potassio nel sangue. Una condizione che senza cure immediate e specialistiche può essere fatale.
Non era la prima volta che Stella si ammalava. In passato aveva già affrontato diverse forme severe di malaria e ricevuto più trasfusioni. Aveva iniziato la scuola con entusiasmo, ma la salute fragile e le continue ricadute l’hanno costretta a interrompere gli studi. È la quarta di sei figli, e la famiglia fatica ogni giorno a garantirle l’essenziale.
A Kalongo, però, c’è sempre speranza.
Grazie al lavoro instancabile del personale sanitario e alle terapie ricevute – tra cui farmaci antimalarici somministrati per via endovenosa, trattamenti per stabilizzare la funzione renale e controllare i valori ematici – le condizioni di Stella sono migliorate giorno dopo giorno. L’edema si è ridotto, i parametri vitali si sono normalizzati, e con essi è tornato il sorriso sul volto di questa piccola guerriera.
Dopo qualche settimana, Stella è stata dimessa in buone condizioni, completamente guarita.
Tra tanti incontri della mia settimana a Kalongo ho avuto il piacere di chiacchierare con Boniface il medical officer del reparto di pediatria, Janeth Akello, l’ostetrica responsabile della clinica prenatale, Alex Ojera che coordina tutte le attività di salute pubblica sul territorio. Tutti loro hanno uno sguardo speciale; certamente puntato sull’oggi, per riuscire ad alleviare le sofferenze di chi ha più bisogno, ma anche sul futuro, con il coraggio di una visione ampia, lungimirante, a tratti persino ardita.
Boniface mi ha parlato di come l’ospedale si stia prendendo cura dei bambini con anemia falciforme, cosa inimmaginabile fino a poco tempo fa e che sempre più bambini in futuro potranno accedere alle cure e iniziare finalmente a vivere una vita più serena….
Janeth Akello ha spiegato come il progetto di prevenzione e cura del cancro alla cervice uterina stia cambiando la vita di centinaia di donne su tutto il territorio, offrendo un servizio che nessuna altra struttura qui è in grado di offrire.
Alex Ojera, responsabile di tutte le attività di salute pubblica sul territorio è il primo che ha visto gli effetti dei tagli dei fondi USAID sulla prevenzione e il trattamento dei pazienti con HIV, è molto preoccupato delle conseguenze sulla possibile diffusione del virus, ma consapevole di quanto l’ospedale possa continuare a fare nella lotta alla malattia.
Boniface, Alex, Janeth, sanno che non potranno salvare tutti, sono consapevoli che la strada per fare di più e meglio è lunga e lastricata di sfide inimmaginabili, prima fra tutte le risorse scarse, talvolta appena sufficienti a coprire i tanti bisogni, ma hanno fiducia, tanta pazienza e grande coraggio.
La nostra presenza non cambia il loro coraggio di guardare oltre l’orizzonte: è un coraggio che appartiene alla loro storia, alla loro dignità, e continuerà a vivere anche dopo di noi. Ma il nostro sostegno può trasformare la loro speranza in azioni concrete, aprire percorsi di assistenza e cura importanti, che possono cambiare sul serio la vita di un bambino o di una mamma.
È questo che ci spinge a continuare: per accompagnare una speranza che già esiste, contribuendo concretamente a farla diventare possibilità e futuro per l’ospedale, per le famiglie, per tutta la comunità di Kalongo.
(Ilaria Baron Toaldo - Fondazione Dr Ambrosoli)
CARI AMICI,
l'ultimo numero dell'anno del nostro Kalongo News raccoglie notizie e aggiornamenti scelti per chi, come voi, ha a cuore Kalongo
Vi raccontiamo:
BUONA LETTURA!
CARI AMICI,
nel mio ultimo viaggio a Kalongo, lo scorso giugno, ho partecipato al Consiglio di amministrazione dell’Ospedale e visto da
vicino i progetti di cura, che grazie a voi portiamo avanti con responsabilità e dedizione.
È stato un viaggio intenso, il primo in cui ho “toccato con mano” gli effetti del taglio dei fondi USAID. Sul fronte economico la chiusura del programma di cura finanziato dalla Cooperazione americana ha infatti comportato una perdita di contributi di circa [...]
Ai piedi del Monte Oret, in una calda settimana di fine settembre, nelle sale del reparto di chirurgia dell’ospedale di Kalongo si è svolto un importante camp chirurgico, per offrire a decine di bambini e alle loro famiglie visite specialistiche e interventi chirurgici che garantiranno loro una migliore qualità di vita e un futuro più autonomo e dignitoso.
Grazie alla partecipazione della comunità, molte persone sono arrivate da villaggi lontani, con la speranza di ricevere cure e assistenza che fino ad allora non avevano mai ricevuto.
Il camp chirurgico si inserisce nell’ambito nel progetto You Are Not Alone - salute inclusiva per la prevenzione e la cura delle disabilità visive, motorie e mentali - 012590/09/3 [1] finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) con due obiettivi principali: eseguire interventi chirurgici e formare fisioterapisti e chirurghi sul campo.
Organizzato al Dr Ambrosoli Memorial Hospital il camp si è svolto in collaborazione con l’ospedale CoRSU, un ospedale specializzato nella riabilitazione delle persone con disabilità.
Un’équipe di dieci professionisti dell’ospedale CoRSU, formata da chirurghi ortopedici, chirurghi plastici, assistenti sociali, fisioterapisti, infermieri e tecnici ortopedici hanno lavorato fianco a fianco all’equipe medica dell’ospedale di Kalongo. Uniti dalla volontà di offrire cure specialistiche e di qualità a decine di famiglie, che potranno finalmente sperare in un futuro diverso.
Durante il camp sono stati eseguiti 59 interventi chirurgici, di cui 35 ortopedici e 24 di chirurgia plastica. Alcuni pazienti sono stati trasferiti all’ospedale CoRSU per interventi più complessi, che non potevano essere eseguiti a Kalongo.
Ma non si è solo operato: ben 71 bambini con disabilità sono stati visitati, altri sono stati medicati e riceveranno presto solette per le scarpe e sedie a rotelle fatte su misura.
I due ospedali hanno lavorato in completa sinergia: da un lato l’ospedale CoRSU ha fornito medicinali essenziali, materiale chirurgico e attrezzature, fondamentali per il successo dell’iniziativa; dall’altro, grazie alla disponibilità di quattro sale operatorie a Kalongo, i bambini e le loro famiglie sono stati accolti e assistiti al meglio.
Non sono mancate le criticità, come una connessione internet debole, interruzioni saltuarie di corrente elettrica e altre difficoltà tecniche che sono state risolte grazie alla collaborazione, all’impegno e alla capacità di adattamento delle équipe mediche.

[1] https://www.fondazioneambrosoli.it/disabilita-in-uganda-il-progetto-you-are-not-alone/
"Di questi giorni intensi vissuti a Kalongo porto con me un momento particolarmente toccante, uno di quei momenti che ti emozionano profondamente e rafforzano la tua consapevolezza della ragione per cui sei lì e di quello che fai.
Cerimonia di inaugurazione della sessione d’esami di giugno alla scuola di ostetricia: una bellissima festa organizzata con entusiasmo dalle studentesse e dalle tutor nonostante fossimo all’alba della prima sessione di esami, una prova importante che dovrà confermare la capacità e la competenza di queste ragazze per la futura professione di ostetrica.
Una delle esaminatrici è stata allieva della scuola di ostetricia prima di essere chiamata anche a questo ruolo e mi racconta come ha iniziato, come è stato il suo percorso di crescita umana e professionale, e come questa esperienza abbia contribuito a farla crescere non solo professionalmente. È bello ascoltarla, vederla così solare, motivata e molto professionale; un’ulteriore conferma di quanto la scuola di ostetricia di Kalongo lasci un segno indelebile su queste ragazze.
Vengono presentati i diversi gruppi di allieve, quando arriva il turno di coloro che hanno potuto contare sulla borsa di studio offerta dalla Fondazione, una di loro, giovanissima, non riesce a trattenere le lacrime. Lacrime copiose e inarrestabili che esprimono la commozione e la profonda gratitudine per l’unica opportunità che cambierà la sua vita di donna e professionista.
Nessuno di noi può restare indifferente di fronte a queste lacrime che scendono inarrestabili tra gli abbracci delle compagne. Penso a quanto sacrificio e a quanta sofferenza ci sia dietro a ogni loro successo scolastico, quanta fatica e quanto coraggio; per molte di loro la vita non è mai stata facile e ancora oggi non lo è. La maggior parte proviene da famiglie molto povere, che contano su di loro per sperare in un domani diverso.
Tornare a Kalongo, tornare alla Midwifery’s school è un’emozione che si rinnova ogni volta. Questa volta più che mai ha rafforzato in tutti noi la consapevolezza che i nostri sforzi e le nostre energie possono costruire davvero il miglior futuro possibile"
Giovanna Ambrosoli, giugno 2025
Kalongo, 28 maggio 2025
Vi scrivo dalla piccola ma accogliente stanza della guest house dell'ospedale di Kalongo, e posso dire con sincerità di sentirmi profondamente felice. Quando poco fa Alex Ojera, il nostro collega ugandese, mi è corso incontro sorridendo sulla pista di atterraggio, ho capito di essere nel posto giusto.
Ciò che dà senso e compiutezza al nostro lavoro, agli sforzi di tutti coloro che ci sostengono, è proprio qui.
È inciso nella fatica quotidiana delle giovani donne e uomini che lavorano instancabilmente in ospedale, nella forza silenziosa di una comunità che non si arrende mai.
È nei piccoli gesti, nella cura quotidiana, che si costruisce qualcosa di vero e destinato a durare nel tempo. In un momento storico così ricco di criticità e notizie sconfortanti, che pongono domande a cui spesso non troviamo risposte, essere qui mi fa sentire nel posto giusto.
Stare dalla parte giusta della storia non è uno slogan. È esserci con responsabilità e consapevolezza, con coerenza e con gesti di bene concreti.
Da questa piccola stanza, penso a colui che per primo ha capito tutto questo e ha tracciato il cammino per noi senza scoraggiarsi mai, e che diceva sempre: "Dobbiamo andare avanti. C'è così tanto da fare."
Demetra Sigillo, project manager, Fondazione Ambrosoli
Oggi splende il sole sul monte Oret e su tutta Kalongo, questa la pillola video che Demetra ha girato dall'alto del piccolo Cessna che l'ha portata a Kalongo
CARI AMICI,
“Siamo partiti all’inizio dell’anno con molti programmi e molte speranze. Rileviamo ancora una volta come i progetti umani patiscano ilgioco di avvenimenti imprevedibili”.
Non potrei trovare parole più adatte di queste, scritte da padre Giuseppe Ambrosoli, per cominciare questa lettera. Era il novembre 1985 e l’ospedale di Kalongo stava attraversano un momento di grande incertezza e timori.
Questo 2025, per gli eventi che lo hanno segnato fino ad oggi [...]
Le donne in Africa sono il motore del Paese, la sua energia. Fanno il possibile per accedere all’istruzione, portano a casa stipendi che permettono a intere famiglie allargate di vivere e far studiare i figli, coltivano i campi e soprattutto non si arrendono grazie alla loro forza interiore. Ma essere donna è ancora una sfida nella sfida: se sono sempre di più quelle che cercano di riscattarsi da una condizione di svantaggio economico e sociale, gli ostacoli e le difficoltà da superare sono ancora tanti.
I tassi di fertilità in Africa sono i più alti nel mondo. Solo in Uganda ognuna ha in media 6 figli e il 15% partorisce il primo figlio tra i 15 e i 19 anni. Più di 1 donna su 5 di età compresa tra i 15 e i 49 anni ha subito un qualche tipo di violenza sessuale nel corso della sua vita e molte delle violenze sono consumate in ambiente domestico, soprattutto in aree rurali dove tasso di scolarizzazione è basso. Le violenze di genere possono avere conseguenze devastanti per la loro vita: molto spesso si ritrovano ad affrontare gravidanze indesiderate, aborti praticati in condizioni non sicure, con il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. La condizione della donna in Uganda è quindi ancora estremamente critica.
Sono proprio le gravidanze frequenti e ravvicinate che creano problemi sanitari e sociali, specie quando non sono desiderate e avvengano in contesti di grande povertà. Un tema delicato e urgente. Se il tasso di fertilità rimarrà costante, le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale sarà di 10,6 miliardi e, a tendenza inalterata, nel 2100 arriverà a 15,8 miliardi.
Ma sono proprio le storie di Gladys, Molly, Sida, Hellen che si sono diplomate alla Midwifery School di Kalongo, la nostra scuola di ostetricia, la testimonianza che le cose possono cambiare, che la donna che diventa auto-efficiente può superare tutti i problemi sociali contribuendo alla comunità, salvaguardano tante nuove vite.
All’ospedale di Kalongo il lavoro è donna: ostetriche, infermiere e dottoresse contribuiscono alla cura di moltissime mamme e bambini, combattendo la mortalità materno-infantile, e alla formazione delle studentesse della scuola di ostetricia. Dalla sua nascita nel 1959 alla St. Midwifery School si sono diplomate circa 1.600 ostetriche che, grazie a una formazione qualificata, hanno contribuito con professionalità alla prevenzione, alla cura delle donne non solo in Uganda, ma anche in numerosi Paesi dell’Africa sub sahariana.
Il numero di iscritte è aumentato negli anni e la media annuale di studentesse che terminano i corsi è di circa 30 per il corso di ostetriche professionali e circa 12 per il diploma di ostetriche caposala.
Oltre ad assicurare continuità medica al reparto di Maternità dell’Ospedale, la Scuola contribuisce anche allo sviluppo del ruolo sociale della donna quale importante strumento di empowerment femminile. La formazione lavora a 360° sulla figura femminile e sull’essere donne, cercando di aiutarle a diventare autonome nelle decisioni, acquisire buon senso e lucidità di pensiero non condizionato dalla figura maschile.
Investire nell’empowerment delle donne significa creare un prerequisito essenziale per la realizzazione della giustizia sociale, significa facilitare un percorso diretto verso la parità di genere, lo sradicamento della povertà e una crescita economica inclusiva, specialmente in aree del mondo remote e rurali, in cui alle avversità naturali e ambientali si aggiungono limitazioni sociali, economiche e culturali. Questa è l’eredità importante e lungimirante che padre Giuseppe Ambrosoli ci ha lasciato e per cui ha dato la vita e che oggi si legge nei sorrisi, nella forza di volontà e nell’orgoglio di tutte le studentesse della Midwifery School che sanno di poter fare la differenza.
Grazie a tutti voi che ci aiutate a realizzare i loro sogni!