CARI AMICI,
lo scorso giugno, dopo più di due anni a causa della pandemia, ho fatto ritorno a Kalongo.
Tornare è stata una grandissima emozione. Non ho potuto aspettare: prima tappa la visita al nuovo reparto di pediatria, ampliato e completamente rinnovato grazie a chi con grande generosità ci ha aiutato a realizzare un reparto a misura di bambino.
I nuovi spazi, ampi e più funzionali permettono allo staff di lavorare meglio, di avere sempre sotto controllo la situazione dei pazienti più critici. E oggi tutto questo è ancora più importante: i bambini che giungono in pediatria sono sempre più spesso in gravi condizioni.
Richiedono grandi competenze, grande attenzione, e naturalmente moltissime risorse.
Ho incontrato bambini di meno di dieci anni senza nessuno accanto, il cui unico passatempo, per chi ha la fortuna di avere un
letto vicino alla finestra, è osservare il mondo fuori di lì. Mi guardavano in silenzio, sdraiati nei loro letti, con le gambe in trazione a
causa delle cadute dagli alberi per raccogliere la frutta. Spesso unico loro pasto della giornata. Quando ho chiesto come mai fossero soli
mi hanno spiegato che le mamme erano andate a cercare lavoro nei campi per pagare le cure e per portare loro del cibo. Alcuni di questi
giovani pazienti accedono ad un pasto solo grazie ai parenti degli altri ricoverati che condividono con loro il poco che hanno.
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Abbiamo intervistato il Dr. Emmanuel Logwee, medico ginecologo al Dr Ambrosoli Memorial Hospital dal 2024; grazie alle sue competenze e alla sua dedizione è oggi punto di riferimento nel reparto di maternità e ginecologia.
Dr Ema, perché ritiene che l'ospedale di Kalongo sia così importante per le donne del distretto di Agago?
Non è fondamentale solo per il distretto di Agago, ma anche per quelli vicini, come Kotido, Gulu e Lira. A volte arrivano pazienti che sono state operate in altri ospedali e che vengono qui per un secondo parere, perché hanno sentito parlare bene di Kalongo. Vengono per avere maggiore chiarezza. Inoltre, quando altri centri sanitari hanno bisogno di strumenti più avanzati, spesso si rivolgono a noi. Siamo molto fortunati a lavorare qui e lo sono anche le madri, perché qui ricevono sempre assistenza. Credo davvero che abbiamo salvato molte vite.
Secondo lei, quali sono le principali esigenze delle donne e delle madri che vivono qui?
Una delle esigenze più importanti riguarda i servizi per la maternità e la salute dei neonati, che qui offriamo. Tuttavia, molte donne devono affrontare difficoltà economiche che incidono direttamente sulla loro salute. La maggior parte delle volte, durante gli incontri del martedì in cui analizziamo i casi di mortalità materna o perinatale, scopriamo che oltre il 90% dei decessi è legato al ritardo nel cercare assistenza medica. E quando analizziamo i motivi dei ritardi nel cercare assistenza, spesso emergono vincoli economici.
Qual è il vero punto di forza dell’ospedale?
Direi la tradizione che abbiamo costruito nel tempo. Una tradizione fondata sulla missione e sulla visione dell’ospedale, a cui siamo fedeli: servire con umiltà e dedizione, mettendo sempre al centro la cura del paziente.
Cosa significa per lei lavorare all'ospedale di Kalongo?
Per me è un sogno che si avvera. Vede, possiamo dire che sia sempre stato il mio posto. Quando ho iniziato questa professione mi sono riproposto che, se avessi finito, avrei voluto lavorare con chi ne aveva più bisogno, in regioni in cui nessuno specialista è disposto a lavorare. Quindi per me è davvero gratificante lavorare qui perché vedo madri che hanno realmente bisogno. Ed è bello far parte della soluzione ai problemi che hanno.
L’Associazione Famiglia Comasca da sempre si prodiga per tramandare i valori testimoniati dalla gente comasca, la loro storia e cultura. Nell’anno delle celebrazioni della Beatificazione di Padre Giuseppe Ambrosoli, ha organizzato un incontro il 21 giugno dalle ore 17.00 alle 18.00 presso la sede, per ricordare la figura di Padre Giuseppe attraverso il racconto e le parole di Giovanna Ambrosoli, nipote e Presidente della Fondazione Ambrosoli.
Un’occasione per ripercorrere quel ponte che unisce Como-Milano-Kalongo che Padre Giuseppe ha alimentato con forza con la sua opera, annullando i km di distanza tra l’ospedale e la Fondazione, i medici ugandesi e i tanti volontari italiani e insegnandoci il bisogno di ricevere e la voglia di dare.
Da oggi puoi festeggiare i giorni più importanti della tua vita con le nuove Bomboniere Solidali della Fondazione Ambrosoli.
Una scelta d'amore che aggiungerà gioia ai tuoi giorni più belli e porterà cure, assistenza medica e formazione a che ne ha più bisogno.
Negli ultimi due anni sono stati i bambini più piccoli e vulnerabili a patire maggiormente gli effetti negativi della pandemia.
Il tasso di occupazione letti è stato costantemente superiore al 100%, questo significa che quasi ogni giorno il personale si è trovato a curare più pazienti di quanti il reparto non fosse in grado di accogliere. Purtroppo, anche i dati di mortalità confermano questo drammatico scenario: sono i dati di mortalità più alti degli ultimi 14 anni per i pazienti ricoverati in pediatria. In questo drammatico scenario, il personale della pediatria è rimasto sempre operativo, pronto ad accogliere e assistere tutti i piccoli pazienti, riservando attenzione e cure costanti ai più fragili.
Per questo oggi siamo ancora più felici di comunicarvi che, superando le grandi difficoltà causate dalla pandemia, siamo riusciti a terminare i lavori di ristrutturazione della pediatria di Kalongo continuando a garantire continuità e qualità delle cure pediatriche.
Grazie di cuore a Fondazione Mission Bambini Switzerland, Fondazione 13 Marzo, M&G per l'importante sostegno e all’aiuto concreto di chi ha creduto in questo progetto.
Il nuovo reparto ospita già tanti piccoli pazienti con le loro famiglie, in ambienti rinnovati e a misura di bambino, per garantire le migliori cure possibili e un luogo di lavoro sicuro e di qualità allo staff dedicato ai più piccoli.
Un GRAZIE DI CUORE a tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzare tutto questo!
CARI AMICI,
dopo due anni di attesa e di rinvii a causa della pandemia, la beatificazione di padre Giuseppe Ambrosoli sarà finalmente celebrata in Uganda il 20 novembre 2022.
Siamo grati e gioiosi per questo. E naturalmente non vediamo l’ora di condividere con voi tutte le iniziative che avvieremo perché questo momento tanto atteso sia per tutti l’occasione di scoprire e riscoprire la straordinaria figura di padre Giuseppe, che ancora oggi continua a stupirci e ispirarci. Incoraggiandoci a portare avanti quel piccolo grande miracolo che è Kalongo.
Ma alla luce di questa notizia e a sessantacinque anni esatti dalla nascita dell’ospedale che porta il suo nome, mi interrogo sul futuro che attende questa straordinaria opera di bene e di salvaguardia dei diritti imprescindibili di uguaglianza, cura, istruzione. Una realtà vitale situata in un’area oggi ancora più povera e isolata, sempre più lontana dagli occhi del mondo.
Il presente si presenta molto incerto. Il cammino ancora lungo, a volte ci sembra infinito.
Oggi di fronte ai drammatici eventi a cui stiamo assistendo non vogliamo lasciarci sopraffare dal senso di dolorosa impotenza che accomuna tutti noi.
Sull’esempio di resilienza di Padre Giuseppe vogliamo proseguire sul nostro cammino con onestà e speranza, facendo del nostro meglio per contribuire ad un
mondo più equo e giusto. Vogliamo continuare a immaginare e progettare insieme all’ospedale e alla scuola di ostetricia percorsi di crescita e sviluppo che sappiano dare risposte concrete ai bisogni dei più fragili e futuro a queste due realtà così importanti per la sopravvivenza di migliaia di persone ogni anno.
I bisogni che l’ospedale ci ha segnalato sono tanti e rilevanti. Ci sono interventi importanti sulle parti di struttura ancora da rinnovare e sulle infrastrutture idriche, energetiche e di smaltimento dei rifiuti che devono essere adeguate al più presto, per rispondere alla nuova complessità ospedaliera e a standard moderni e più efficienti. Il rifacimento di alcuni tetti, il rinnovo dell’area chirurgica con la realizzazione di un’area di terapia sub-intensiva. Un nuovo inceneritore e l’installazione di fonti di energia pulita.
Interventi prioritari, che non sostituiscono tuttavia il nostro sostegno ai bisogni quotidiani dell’ospedale, moltiplicatisi durante la pandemia, alle missioni di medici e tecnici, e all’urgente necessità di incentivare il personale locale a rimanere in questo luogo così sfidante.
Aiutateci a portare avanti l’eredità di padre Giuseppe Ambrosoli in Uganda, a farla conoscere a chi ancora non la conosce. A dare voce ai suoi bisogni. Perché la sua opera di bene continui anche in futuro a salvare vite umane, a portare buoni frutti. Non solo in Uganda.
Perché il bene, come un fiume in piena, esce dagli argini, sconfina, contagia. Vince sempre, su tutto.
Giovanna Ambrosoli
Linda è una bella bambina di due anni e mezzo, è quasi mezzogiorno quando arriva in OPD (il nostro pronto soccorso). La mamma ci dice che da un paio di giorni Linda non gioca più, preferisce stare seduta o addirittura sdraiata a dormire. Non vuole mangiare perché ha avuto alcuni episodi di vomito e la febbre. Anche se la temperatura non è mai stata misurata perché a casa il termometro non ce l’hanno.
In OPD le vengono fatti emocromo, ricerca del plasmodio della malaria e test rapido della malaria. Linda viene subito trasferita in pediatria con diagnosi di malaria severa. Ha un livello di emoglobina molto basso, pari a 3.3, e un'infezione da parassiti nel sangue molto avanzata.
Quando Linda arriva in pediatria non ci sono medici ma gli infermieri sanno perfettamente cosa fare; le prendono l'accesso venoso per la trasfusione e iniziano la terapia contro la malaria.
Quando arrivo in reparto Linda è nel lettino sdraiata a fianco di un'altra bimba perché sono pochi i posti letto nell’area dei malati più acuti. Accanto a lei la sacca di sangue. Non si è opposta alla visita, non avrebbe comunque le forze per farlo.
Quando il giorno dopo torno in reparto per la visita la trovo seduta e mangiare tranquilla il suo porridge. L’emoglobina è salita a 5. È stata ancora trasfusa.
Il terzo giorno la trovo che corre nel piccolo parco giochi interno dell'ospedale. Sta ancora assumendo la terapia antimalarica per bocca ma ora può essere dimessa.
Maddalena Comune, specializzanda in pediatra, volontaria
A Kalongo, la lotta alla malaria è una sfida che non da tregua, specialmente nel reparto di pediatria perché i bambini sono i più vulnerabili alla malattia. In questa continua emergenza, si verificano episodi che, pur sembrando piccoli miracoli, sono in realtà il frutto di grande esperienza e professionalità e, soprattutto, il risultato della tenacia di coloro che, anche con risorse limitate, non si arrendono di fronte alla possibilità di salvare una vita umana.
SOSTIENI INSIEME A NOI L'OSPEDALE DI KALONGO, PER OFFRIRE OGNI GIORNO CURE ADEGUATE A CHI E' PIU' FRAGILE
"Dal primo momento in cui ho messo piede sulle terre del distretto di Agago dove si trova l’ospedale di Kalongo, mi ha stupito l’estensione a perdita d’occhio di ettari su ettari di terreni non coltivati, aridi, ombreggiati solo a tratti da sparuti alberi. Terreni che sembrano scoraggiare anche i più motivati a portarsi a casa a fine giornata qualche patata per cena. Patate, fagioli e riso bollito sono l’alimentazione quotidiana per chi se lo può permettere, per gli altri ci sono malakwang e akejo, verdure simili agli spinaci servite con burro di arachidi.
Quello dell’alimentazione è un problema antichissimo in queste aree, che si accentua alla fine della stagione secca quando le riserve del raccolto precedente vanno via via ad esaurirsi. Così il numero di bambini - ma anche di adulti - ricoverati per malnutrizione acuta severa si accentua e con esso il numero delle morti.
In Uganda, ogni singolo esame medico deve essere pagato in anticipo per evitare insolvenze e se il paziente non se lo può permettere, non lo fa. Il vantaggio dell’ospedale Ambrosoli rispetto ad altre strutture sanitarie ugandesi è che i costi delle prestazioni sanitarie sono calmierati, grazie al principio di charity - di carità - che è alla base della missione.
Grazie a questo, il paziente è tenuto a pagare solo una piccola quota per l’ammissione in reparto e per la dimissione, mentre l’accesso ai farmaci è garantito per tutta la durata del ricovero, indipendentemente dalla disponibilità economica del malato. Questo può sembrare scontato in Europa, ma in Uganda è un traguardo.
Uno dei principali problemi della sanità ugandese è la scarsità di strutture sanitarie, distanti anche decine di chilometri dai villaggi, e il ritardo nell’accesso alle cure talvolta è fatale. Il tempo necessario per raggiungere l’ospedale può essere anche di parecchie ore a piedi, più breve per chi può pagare la corsa in motocicletta - il “boda boda”. Il paradosso della povertà è il numero impressionante di pazienti ricoverati con traumi a gambe e piedi (che puntualmente si infettano) a seguito del tumultuoso viaggio in boda boda sulle strade non asfaltate.
Ma nonostante la scarsità di mezzi e risorse, l’infaticabile lavoro del personale medico e infermieristico dell’ospedale di Kalongo garantisce quotidianamente l’assistenza a centinaia di pazienti che vengono trattati al meglio delle possibilità. La piaga di HIV, malaria e tubercolosi non verrà sicuramente risolta in questo secolo. Ma la dedizione e la fiducia che la popolazione locale investe nella missione rendono la lotta a queste condizioni un impegno prioritario per ciascuno di noi. ‘To love and serve with joy’ è il motto della scuola di ostetricia. Cerchiamo di renderlo anche nostro".
Elena Salvador, medico specializzando in malattie infettive, Kalongo aprile 2022
Grazie alla collaborazione con la Fondazione Ambrosoli, la Gould Family Foundation ha donato 40 nuovi letti e 100 materassi al reparto di maternità.
Uno dei reparti più grandi dell’ospedale di Kalongo, secondo solo alla pediatria per numero di letti e di pazienti ricoverati ogni anno, la maternità vanta certamente la storia più lunga e rappresenta il cuore dell'ospedale.
Perché è da qui che padre Giuseppe Ambrosoli ha dato inizio alla sua straordinaria opera a favore degli ultimi.
Oggi in maternità vengono assistite più di 4.000 donne all’anno; donne che da questo momento potranno essere accolte in un reparto più accogliente e dignitoso. Ma non solo, a breve arriveranno in reparto e in neonatologia nuove importanti strumentazioni mediche.
Ringraziamo di cuore la Gould Family Foundation per essere al nostro fianco a sostegno delle cure materne e neonatali.