Grazie alla generosità di una nostra affezionata sostenitrice, da qualche settimana il reparto di maternità dell’Ospedale di Kalongo ha il suo ginecologo. Una figura determinante per un ospedale a forte vocazione materno-infantile e per l’interna comunità che può ora contare sulla professionalità del Dr. Okino. Trovare risorse competenti e dedicate disposte a venire ad operare in un contesto così remoto è una sfida che ci vede impegnati ogni giorno e che viene resa possibile da chi ha compreso l’importanza di investire nelle risorse umane locali e nella futura sostenibilità dell’ospedale. Perché garantire la continuità dell’ospedale ogni giorno significa garantire la vita.

Fin dal suo arrivo il Dr. Okino è diventato subito fonte di motivazione per il tutto il personale, grazie al suo carattere accogliente e alla sua completa dedizione. “Ho trovato un ottimo ospedale e sono felice di essere entrato a far parte di questa comunità, di condividere e di portare avanti la missione di Padre Giuseppe Ambrosoli. Mi adopererò per dare la massima assistenza alla vulnerabile popolazione di questa regione” – ci racconta il Dr. Okino – “Padre Giuseppe era un uomo dal cuore grande e la sua opera in questa zona così remota e povera, lontana dalle città come Lira, Kitgum e Gulu, rappresenta il miracolo della vita per queste popolazioni afflitte dalla povertà. A lui e ai suoi collaboratori che ad oggi hanno dato continuità, vanno i miei ringraziamenti e la mia profonda stima. La sua visione sarà per me sempre fonte di ispirazione e mi guiderà ogni giorno”

Il Dr. Okino ha conseguito la laurea nel 2010 presso la Gulu University e ha proseguito gli studi di specializzazione con un Master in Ostetrica e Ginecologia presso la Makerere University di Kampala nel 2019, svolgendo nel frattempo il suo tirocinio presso il Lira Regional Referral Hospital e poi la sua formazione presso l'Anyeke Health Center IV, dove è stato responsabile della struttura.  Qui ha avuto modo di approfondire il suo interesse e gli studi nel campo dell’ostetricia e della ginecologia, considerando che il 70% dei pazienti era rappresentato da future mamme, con una media di circa 150 parti al giorno, di cui il 20% cesarei, come ricorda lo stesso Dr. Okino. Data la sua bravura in chirurgia tutti si sarebbero aspettati che avrebbe proseguito gli studi con un Master in Chirurgia, invece scelse l’Ostetricia e la Ginecologia, spinto dalla consapevolezza di grande bisogno che emergeva nelle comunità rurali più svantaggiate. Fu così che gli venne concesso un permesso di studio per proseguire il suo programma di Master in Ostetricia e Ginecologia.

Già da allora sentiva dentro che sarebbe andato a servire come specialista una comunità vulnerabile. Una vocazione che aveva in seno fin dall’infanzia, quando nella regione del Karamoja aveva già potuto vedere e toccare con mano le enormi difficoltà che la comunità doveva affrontare per mancanza di servizi base in un’area svantaggia e scarsamente servita.

Al Dr. Okino il nostro caloroso benvenuto, il suo apporto sarà fondamentale per l’ospedale e per tutte le mamme e giovani donne di Kalongo!

La storia che vi raccontiamo oggi è una bella storia di “valori condivisi” quelli arrivano all’anima e toccano il cuore. Da anni Gianni Gasperini, come volontario, sostiene la Fondazione Ambrosoli dedicandosi con passione all’ospedale di Kalongo, la stessa passione e dedizione che negli anni ha messo nel suo percorso professionale presso la Coop di Uggiate. Per Gianni si chiude un ciclo, come per tutti nella vita, è arrivato il momento di andare in pensione e così ha espresso il suo desiderio alla Direzione della Coop: “Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me in questi anni di collaborazione e se possibile per chiudere questa fase della mia vita,  invece di fare una ‘festa di pensionamento’ mi piacerebbe lasciare un segno con voi con cui ho sempre avuto l’opportunità di condividere i valori che ci avete trasferito: mettere sempre al centro le persone e adoperarsi per il bene il comune. Il mio desiderio sarebbe quello di poter aiutare l’ospedale di Kalongo, contribuendo ai progetti che la Fondazione Ambrosoli porta avanti tra mille difficoltà per garantire continuità dell’opera di Padre Giuseppe”.

La Direzione della Coop di Uggiate ha risposto con entusiasmo e grande senso di sensibilità.

“Siamo una società fondata sulle persone che si prodiga da sempre per dare il suo contributo per migliorare le condizioni materiali, morali e culturali non solo sul territorio dove operiamo ma anche guardando al bene dell’umanità – ha dichiarato Paolo Bernasconi, Direttore Coop Uggiate – “Per questo con grande senso di responsabilità abbiamo deciso di aiutare l’ospedale di Kalongo fondato da padre Giuseppe Ambrosoli, la cui beatificazione verrà presto celebrata in Uganda, perché garantire il diritto alla salute è prerogativa fondamentale per una società globale che guarda allo sviluppo futuro. La salute deve essere un bene comune inalienabile e universale … e questa pandemia mondiale ce lo sta facendo vivere ogni giorno”. 

La donazione di Coop Uggiate permetterà di realizzare il progetto di rifacimento della dorsale fognaria esistente che raccoglie le acque reflue della maggior parte degli edifici del complesso ospedaliero di Kalongo. Le condutture attuali sono infatti ormai troppo piccole per gestire la portata delle acque reflue, considerando anche la futura espansione dell’ospedale. Si tratta di un progetto importante che contribuisce a garantire i sistemi di sicurezza e di igiene della struttura ospedaliera che, fondata da Padre Giuseppe nel 1957 e sopravvissuta a tutte le guerre civili e alle incurie del tempo, ha necessità di continui interventi strutturali per mettere al sicuro la salute della comunità che vi gravita attorno.

“Sono appena rientrato da Kalongo dove mi sono recato per controllare tutti i rilievi, in quanto quelli arrivati da Kalongo per la mancanza di strumenti adeguati non consentivano di mettere a punto in modo preciso il progetto tecnico. Ora ci dedicheremo alla definizione finale del progetto e a febbraio ripartirò per un periodo di 6 mesi per seguire i lavori” – ci racconta Gianni appena rientrato da Kalongo – “L’ospedale di Kalongo rappresenta un vero ‘miracolo’,  come molti che come me hanno avuto modo di vedere e toccare con mano affermano: una realtà immersa nella savana, nel nulla, che riesce a ad aiutare migliaia di persone che arrivano qui percorrendo anche più di 25 km con i ‘boda boda’ per ricevere le cure e tornare poi a casa a piedi dopo un intervento o la nascita di un bambino … qui capisci veramente il valore della salute e l’amore per gli altri che Padre Giuseppe ci ha tramandato attraverso quest’opera”.

Grazie alla COOP di Uggiate per aver sostenuto questo importante progetto!

CARI AMICI,

nell’ultimo anno e mezzo tutti noi abbiamo affrontato una sfida che mai avremmo immaginato, dalla quale con grande coraggio e spirito di resilienza stiamo finalmente uscendo. In Italia l’83% della popolazione è vaccinato contro il Covid19. Un traguardo prezioso per il bene di tutti, specialmente per chi non può ricevere il vaccino. Purtroppo, non è ovunque così. In Uganda questa sfida è ancora agli inizi. Su una popolazione di 44 milioni di abitanti, soltanto lo 0,9% ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino mentre gli effetti collaterali della pandemia stanno portando allo stremo la popolazione più povera, che vive nelle zone rurali. Oggi più che mai ogni azione messa in atto dal nostro ospedale a Kalongo vuole contribuire concretamente a colmare il divario tra povertà e diritto alla salute. Divario che durante la pandemia si è drammaticamente allargato e che oggi minaccia la salute delle donne e dei bambini in particolar modo.

I dati parlano da soli e preoccupano enormemente. Da inizio pandemia i tassi di immunizzazione dei bambini sono diminuiti del 29%, le visite prenatali del 26%, mentre è cresciuto il numero di bambini nati prematuri (+ 122%). I ricoveri in maternità sono calati del 56%, mentre il numero dei parti assistiti è sceso del 44% ed è cresciuta la percentuale dei parti cesarei effettuati in emergenza (+4%).

Fedele alla sua vocazione materno - infantile, l’ospedale sta investendo risorse ed energie per proteggere la salute delle donne e dei loro bambini. Perché le donne sono la spina dorsale della società ugandese. Prendersi cura di loro, formare nuove ostetriche, educare le donne sui principali temi della salute è oggi ancora più urgente e necessario se vogliamo salvare il maggior numero di donne e bambini non solo dal Covid19 ma ancora di più dalle principali malattie prevenibili, che per disinformazione e povertà sono spesso mortali.

In questo contesto le mamme non sono solo soggetti passivi. Se informate e coinvolte diventano parte della soluzione per salvare vite e promuovere comportamenti sani. Raccogliere l’eredità di padre Giuseppe significa anche questo: sostenere l’impegno dell’ospedale e della scuola di ostetricia per e a fianco delle donne ugandesi. Per un progresso sostenibile e duraturo.

Il diritto alla salute non può più essere privilegio di pochi, l’abbiamo ormai compreso bene anche noi che lo davamo per scontato. Se qualcuno resta indietro, tutti restiamo indietro.

Oggi, per lasciarci il Covid davvero alle spalle occorre prenderci cura di chi non può farcela da solo. Il lavoro che portiamo avanti ogni giorno mira non solo a soste[1]nere l’ospedale, ma anche a farlo crescere; prima di tutto for[1]mando il personale sanitario e coinvolgendo attivamente e sensibilizzando le comunità locali.

Da soli tutto questo però sarebbe impossibile.

Un grande grazie ai nostri sostenitori piccoli e grandi, alle aziende partner, alle istituzioni e alle organizzazioni amiche che hanno scelto di sostenerci anche in questo difficile anno e mezzo. La vostra generosità ci permette di portare avanti i nostri progetti per un domani più equo, sicuro e in salute per tutti.

Di cuore, buon Natale

Giovanna Ambrosoli

Charity Dinner 2021

Lo scorso 9 novembre si è tenuta nella splendida cornice di Villa D’Este a Cernobbio, la tradizionale Charity Dinner della nostra Fondazione.

Un appuntamento molto atteso, perché dopo due anni è stata tanta la voglia ritrovarsi e di tornare a sorridere insieme, lasciandoci alle spalle un momento che ha segnato le vite di tutti noi.

La nostra cena ha voluto segnare così questo nuovo inizio. Il tema della serata che abbiamo scelto non poteva prescindere da questi due anni e da tutto quello che chiunque di noi ha affrontato, e lo abbiamo fatto con uno sguardo rivolto a Kalongo, all’Africa e all’Uganda.

Mai come oggi non possiamo credere che la salute deve essere un bene accessibile a tutti e che deve essere globale. È importante quindi saper allungare lo sguardo e guardare oltre, all’umanità. Lo hanno sottolineato durante la serata la testimonianza che ci ha voluto lasciare Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore dell’ISPI da un punto di vista socio-economico e l’intervento Giuliano Rizzardini, responsabile delle malattie infettive dell’Ospedale Sacco e membro della nostra Fondazione, che ha vissuto in prima linea questa pandemia come medico e come uomo.

La serata è stata allietata da Alessandro Martire, “la leggenda del pianista sul lago di Como”, giovane pianista e compositore che ha dedicato a tutti i nostri ospiti alcune sue note composizioni.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti e in particolare a tutti i nostri sponsor che ogni anno ci sostengono rendendo questa serata ‘speciale’: Allianz Bank, Ambrosoli, Lechler, M&G Investments, Fondazione M6+ Sicuritalia

Si ringrazia: La Collina dei Ciliegi – General Finance, Chiarella, Rattiflora

Grazie per essere sempre al nostro fianco.

 

Il 25 novembre sarà organizzata una Masterclass dalle promotrici di “Maledetto HPV”, un progetto che si pone un duplice obiettivo: da un lato aiutare le donne che hanno contratto l’HPV a vivere questo momento della loro vita nel modo più sereno possibile, superando la paura e l’ansia che accompagnano questa scoperta; dall’altro supportare la prevenzione per evitare che ci siano ancora troppe donne che si ammalano e muoiono di tumore del collo dell’utero.

La Masterclass LIVE si terrà il 25 novembre dalle 20 alle 23, è rivolta a tutte le donne e si pone come obiettivo quello di fornire alle partecipanti tutti gli strumenti necessari per riconoscere lo stress ed imparare a gestirlo al meglio.

Il progetto Maledetto HPV nasce dalla storia personale della biologa Roberta Corti che, dopo aver vissuto in prima persona l’esperienza con l’ HPV (Papilloma Virus Umano), ha deciso di dedicare la sua attività a sconfiggere questo virus aiutando direttamente sia i medici che  le donne.

Il ricavato della Masterclass sarà devoluto alla Fondazione Ambrosoli.

 

Un grazie da Fondazione Ambrosoli, da tutte le donne e mamme di Kalongo, dalle ostetriche e personale sanitario del Dr Ambrosoli Memorial Hospital!

Presentati a Napoli i risultati dello studio RBF (Result Based Financing)

Il St. Mary's Hospital Lacor e il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital: esempi virtuosi dell'impatto di RBF sulla qualità dei servizi pediatrici. 

Negli ultimi decenni sono state sviluppate nuove metodologie di finanziamento per favorire gli obiettivi di aumentare il sostegno ai programmi sanitari, superando le carenze dei tradizionali meccanismi di finanziamento. Tra questi si evidenzia il Result Based Financing (RBF), un meccanismo di finanziamento che mira a migliorare la qualità delle donazioni vincolando l'erogazione dei fondi al raggiungimento e alla verifica di risultati prefissati.

Il convegno, che si è tenuto lo scorso 29 ottobre nell’Aula Magna dell’Università Federico II di Napoli, organizzato in collaborazione con la Fondazione Corti e la Fondazione Ambrosoli, è stata l’occasione per presentare i risultati dello studio promosso in collaborazione con l’Università sull’efficacia del progetto RBF finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione e Sviluppo e Fondazione Cariplo.

Un momento di riflessione, grazie all’intervento di autorevoli ospiti, per portare l’attenzione su una delle più importanti metodologie di supporto alla salute globale. Allo stesso tavolo i rappresentanti delle due Fondazioni, esperti in sviluppo e cooperazione globale di calibro internazionale come Nicoletta Dentico della Society of International Development ed Eduardo Missoni dell’Università Bocconi. Sono intervenuti i relatori dell’AICS Mariangela Pantaleo e Andrea Stroppiana; James Mwaka, rappresentante del Ministero della Salute ugandese, che ha sottolineato come l’Uganda creda in questo sistema di finanziamento e nella collaborazione con enti pubblici e privati di rilievo internazionale.

Il Result Based Financing, si è rilevato un motore di cambiamento per i servizi pediatrici, considerando che alLacor ogni anno vengono accolti e curati 50 mila bambini, grazie a uno dei reparti di pediatria più grandi del Nord Uganda, mentre il Dr. Ambrosoli Memorial rappresenta un presidio salvavita in un distretto in cui il 37% della popolazione ha meno di 10 anni.

Il St. Mary's Hospital Lacor (Gulu) e la Fondazione Corti hanno progettato un sistema RBF finanziato da privati ​​principalmente basato su verifiche esterne trimestrali degli standard di qualità. Inizialmente messo a punto per finanziare le attività ambulatoriali, il sistema RBF è stato esteso ai reparti pediatrici del Lacor Hospital e introdotto per la prima volta al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo nel reparto di pediatria.

A distanza di 3 anni, questa metodologia ha mostrato un grande potenziale per migliorare la qualità dei servizi ospedalieri.

Il sistema RBF consiste in un sostegno dato ad una struttura in funzione dei risultati di quantità e qualità che raggiunge. Oltre la metà dei progetti di supporto nei Paesi in via di sviluppo non raggiunge gli obiettivi prefissati e non trasforma la realtà locale. Valutare la qualità dei servizi offerti è invece una vera e propria rivoluzione” – afferma il professor Luigi Greco, docente di Pediatria alla Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli e Preside associato della Facoltà di medicina dell’Università di Gulu che ha contribuito a fondare, responsabile del progetto GULUNAP della Federico II e di progetti di cooperazione con l'Uganda -  “Abbiamo confrontato la qualità dell’assistenza ai bambini di due grandi ospedali del Nord dell’Uganda,  il St. Mary's Hospital Lacor e il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, eseguendo un controllo trimestrale. Alla luce di questi risultati abbiamo verificato che il progetto ha prodotto per la prima volta un miglioramento significativo del 30-40% della qualità delle cure di questi grandi ospedali”,

L’analisi dei dati a partire dalle cartelle cliniche e dalle check-list RBF inviate dai due ospedali ugandesi è stata curata dal team diretto dal professor Sergio Beraldo del Dipartimento di Economia e Statistiche dell’Università di Napoli Federico II: “Dall’esame delle cartelle dei pazienti è emerso che è migliorata la qualità delle cure mediche, si è ridotta la mortalità nei bambini, i tassi di reinfezione e il tempo di permanenza in ospedale”,

Il metodo RBF consiste nell’assegnare una cifra fissa, pari a circa 15 Euro, per ogni ricovero in pediatria. Questa cifra comprende le indagini e le terapie che servono al bimbo, indipendentemente dalla durata della degenza e dal tipo di malattia. A questo si aggiunge un bonus qualità che viene attribuito in base al punteggio raggiunto verificando trimestralmente la qualità dei servizi. Il punteggio va da uno a cinque e permette di aumentare la cifra erogata all’ospedale dal 5 al 25 per cento, attribuendo così un bonus finanziario all’ospedale.

Sia al Lacor che al Dr Ambrosoli Memorial Hospital sono stati messi a punto indicatori di qualità e quantità: un elenco molto articolato con parametri monitorati ogni tre mesi da membri di un comitato qualità interno e da un referente del Ministero della Sanità ugandese.

Un approccio che è riuscito ad aggregare donatori privati e istituzionali grazie alla sicurezza che offre e al monitoraggio regolare e frequente che permette al donatore di seguire passo passo il progetto, con i suoi successi e le sue sfide. A crederci fino in fondo l’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo che, da aprile 2018, ha finanziato l’iniziativa con una cifra complessiva di 750 mila Euro.

“Al Lacor Hospital ci sono state migliorie strutturali ed è aumentata l’attenzione alla prevenzione delle infezioni, la disponibilità di farmaci, la preparazione di tutto il personale alle emergenze e la messa a punto di protocolli per le procedure cliniche e infermieristiche – ha dichiarato il  dottor Venice Omona, specialista in pediatria e responsabile del reparto pediatrico del Lacor – “È migliorato il senso di responsabilità del personale rispetto alle risorse del reparto; sono tutti più attenti a ogni passaggio che riguarda la cura dei piccoli pazienti. Abbiamo messo a punto nuovi protocolli e la sfida è riuscire a seguirli al meglio. Anche il dialogo tra il personale e con i genitori dei piccoli pazienti è stato al centro del lavoro e ho notato miglioramenti nella capacità di spiegare diagnosi, indagini necessarie e terapia”.

Anche a Kalongo, dove la metodologia RBF con verifiche di qualità è stata introdotta per la prima volta con il progetto finanziato dall’AICS, il programma ha prodotto un impatto davvero notevole, come mostrano i dati elaborati dal professor Greco nello studio delle cartelle cliniche.

 “La gestione clinica dei pazienti pediatrici è notevolmente migliorata dal 2016, in maniera più evidente a Kalongo. Basti osservare l’incremento di variazioni dal 2016 al 2020 per valutare i marcati cambiamenti che si sono verificati: la compilazione di una storia clinica dettagliata e l'accuratezza dell'esame del bambino sono migliorate di oltre 6 volte (=600%). Allo stesso modo, la buona gestione della sepsi è aumentata di 9 volte”, sottolinea il professor Greco

Il dott. Godfrey Smart Okot, direttore del Dr. Ambrosoli Memorial Hopistal, conferma le evidenze riscontrate dallo studio delle cartelle cliniche: “Prima dell'inizio del progetto, tre anni fa, la pratica clinica ed etica nella cura del bambino malato in ospedale era più radicata nella routine. Successivamente, l'approccio si è evoluto. Ora viene posta maggiore enfasi sullo studio del bambino malato, sulla comunicazione eloquente con l'assistente del bambino e sulla garanzia che l'ambiente di trattamento sia sufficientemente olistico (pulito, sicuro e calmo). La preparazione del progetto ha coinvolto il personale attivamente, attraverso formazioni sulle ‘best practices’ e i relativi vantaggi. Il personale si è quindi reso conto di quanto questo metodo non solo garantisce che il bambino malato guarisca, ma anche di quanto influisca positivamente sulla propria capacità professionale. Il risultato finale è che la qualità complessiva dell'assistenza è migliorata in modo significativo rispetto al periodo prima del progetto”. 

Questo è risultato ancor più significativo se si pensa allo stress a cui è stato sottoposto l’ospedale di Kalongo e il reparto di pediatria per le epidemie sempre in agguato: tra 2019-2020 a causa della malaria i ricoveri totali sono cresciuti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dell’83%, il tasso di occupazione letti del 198%. Questo significa che per mesi interi i bambini ricoverati hanno superato la disponibilità di letti nel reparto ed il personale è stato costretto ad ospitare più pazienti in un letto o utilizzare spazi improvvisati per la degenza.  Ha fatto poi seguiti il lungo periodo segnato dalla pandemia, dove tutto il personale di reparto è rimasto sempre operativo e pronto ad accogliere i numerosi pazienti, nonostante la paura del contagio.

 

Il metodo RBF è uno strumento che aiuta a mantenere un sistema di sorveglianza e controllo sulla qualità dei servizi”, sottolinea ancora il professor Greco. “È un modello che aiuta ad evitare gli sprechi”.

Molti, dunque, i successi e tante ancora le sfide. “La più grande è che i cambiamenti indotti da questo progetto triennale diventino quotidianità”, conclude Luigi Greco.

Si ringrazia il Centro di Servizio di Ateneo per il Coordinamento di Progetti Speciali e l'Innovazione Organizzativa (COINOR) e il sostegno del Dipartimento di Economia e Statistica della Federico II.

Il finanziamento pubblico dei programmi sanitari è stato di recente caratterizzato da una crescente condizionalità nell’erogazione delle risorse. In questa tendenza tipicamente s’inscrivono i programmi di finanziamento basati sui risultati (Result Based Financing, RBF), che promettono premi, a individui o istituzioni, condizionandoli al raggiungimento degli obiettivi concordati.

Il St. Mary’s Hospital di Lacor (Gulu, Uganda) e la Fondazione Corti, dopo una prima esperienza con l’approccio RBF finanziata dal Governo inglese, hanno esteso l’adozione dei meccanismi premiali con il fine di migliorare la qualità delle cure erogate.

All’inizio previsti solo nel caso di attività ambulatoriali, grazie al contributo triennale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), meccanismi di finanziamento basati sui risultati sono stati sperimentati anche nei reparti di pediatria  del Lacor Hospital e del Dr Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo, mostrando un notevole potenziale sia nel migliorare la qualità dei servizi offerti, sia nel contribuire alla riduzione degli elevati tassi di mortalità infantile.

A partire da quest’esperienza, e dall’analisi delle evidenze accumulate  negli ospedali di Lacor e di Kalongo, l’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con la Fondazione Corti e la Fondazione Ambrosoli, promuove una giornata di riflessione sui sistemi di Result based financing e sulla loro efficacia nel favorire sostenibilità e qualità in ambito sanitario.

E' possibile possibile partecipare online tramite zoom, oppure in presenza a Napoli, presso l’Aula Magna dell’Università Federico II di Napoli Corso Umberto I, Napoli. 

 

Per la partecipazione online o in presenza è gradita conferma.

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In questi giorni si è raggiunto un grande traguardo: l’OMS ha approvato il vaccino contro la malaria per l’uso di massa nei bambini. Un cambiamento epocale nella lotta alla malaria che permetterà di salvare decine di migliaia di piccoli. Perché la malaria colpisce soprattutto i bambini: su 400.000 vittime di malaria ogni anno, il 94 per cento si registra in Africa e in due casi su tre si tratta proprio di bimbi.

L’Uganda ha il più alto tasso di incidenza della malaria nel mondo, con 478 persone su 1000 abitanti colpite all’anno. Basti pensare che nella stagione delle piogge, terreno fertile per la malaria, l’80% dei bambini che vengono ricoverati nel reparto di pediatria dell’ospedale di Kalongo sono affetti da malaria. Il record è stato raggiunto nel 2019 quando da giugno a dicembre ne sono stati assistiti 5.924. Situazioni queste che mettono il reparto sotto pressione, con una media di 150 bambini visitati al giorno e sottoposti in caso di positività a terapia antimalarica. Medicinali che l’ospedale si trova spesso a dover acquistare autonomamente così come il materiale necessario, perché nonostante le forniture del Governo, si trova spesso senza scorte.

Il vaccino, l'unico per cui negli studi precedenti sia stata dimostra una buona efficacia al momento si sta testando in un programma pilota in Ghana, Kenya e Malawi: dal 2019 sono state inoculate oltre 2,3 milioni di dosi e l'analisi dei risultati mostra che il siero, oltre a essere sicuro, riduce del 30 per cento la malaria grave. Lo studio nei tre Paesi pilota prosegue per valutare l'impatto del vaccino sulla mortalità nel lungo periodo. 

Questo vaccino, dicono gli esperti, non è uno scudo infallibile e quindi non riuscirà a sradicare la malaria, ma sicuramente potrà cambiarne drasticamente il corso, aiutando a proteggere i tanti piccoli che non riescono ad essere tutelati in altro modo, per esempio con l'uso corretto delle zanzariere attorno al letto; inoltre, se viene utilizzato assieme agli antimalarici il rischio di ricovero e morte dei bimbi si riduce del 70 per cento.

Un risultato che accende la speranza.

Una serata in memoria di Padre Giuseppe e Paolo Ambrosoli per ricordare l’importanza del diritto alla salute. Un’occasione per guardare al futuro grazie all’opera che padre Giuseppe ci ha lasciato in eredità: un “piccolo miracolo” che salva vite umane e accompagna la vita e la crescita di Kalongo.

Grazie a Lions Club Como e Lions Club Plinio il Giovane per essere al nostro fianco!

15 Ottobre 2021
ore 19:45
Sala bianca del Teatro Sociale - Como