“Molte delle nostre studentesse arrivano in momenti difficili della loro vita, senza un sostegno familiare o economico, ma con una forte vocazione al servizio delle madri. Quando le ragazze vengono seguite e guidate in questo percorso di studi, le vediamo crescere e questo ci riempie di gioia”.

Sr Polly Akot, Principal Tutor

della St Mary Midwifery Training School di Kalongo

 

Nella foto, Barbra, Prisca e Janneth

Mi chiamo Barbra Idonyo e sono originaria del distretto di Kaberamaido. La mia famiglia è composta da sette figli – tre maschi e quattro femmine – e io sono la penultima.

Fin da subito ci sono state difficoltà nel pagare le tasse scolastiche: quando ero piccola ho iniziato a vivere con mia nonna, che purtroppo non aveva abbastanza soldi per comprarmi il materiale scolastico e pagare la retta. Il problema si è ripresentato nel 2019, quando ho sostenuto gli esami di fine scuola primaria, nel momento in cui mio padre ha lasciato mia madre per andare a vivere con un’altra donna.

Da allora, l’unica a potermi pagare le tasse scolastiche era mia madre, le cui entrate, essendo contadina, dipendono dai raccolti. Quando il raccolto è pronto va subito a venderlo e con quel denaro riesce a pagarmi la scuola. Mio padre, invece, che è contadino esattamente come mia madre, non sta lavorando, e questo mi preoccupa.

Il motivo per cui ho scelto questa scuola è perché è una scuola seria e che incoraggia gli studenti. La St Mary Midwifery School è la migliore per i risultati e la qualità dell’insegnamento, e prometto che lascerò questa scuola quando avrò ottenuto ottimi risultati e avrò raggiunto i miei obiettivi e il mio sogno”.

 

Mi chiamo Janneth Acan, ho 21 anni e vivo con la moglie di mio zio che è venuto a mancare. Mio padre è scomparso quando avevo appena 2 mesi e mia madre si è sposata con un altro uomo. A livello economico mio zio materno si occupa di me e non appena ho raggiunto l’età scolare mi ha iscritta alla scuola di Kalongo.

Già da quando frequentavo la scuola primaria ho iniziato a provare ammirazione verso la professione ostetrica, quando le vedevo in chiesa. A spingermi a scegliere questo percorso di studi è stato anche il mio desiderio di voler salvare la vita delle madri e dei neonati e garantire alle neomamme un’ottima assistenza.

Una volta conclusa la scuola secondaria, sono andata a ritirare il modulo di ammissione alla St. Mary Midwifery Training School di Kalongo ma mio zio mi ha detto che non c’erano i soldi e di aspettare l’anno successivo per potermi iscrivere. Nel frattempo, però ha parlato con Sister Carmel, che ha acconsentito a farmi iniziare la scuola mentre lui cercava il denaro per pagare l’iscrizione. Per fortuna e grazie a Dio ora sto studiando e voglio diventare ostetrica anche per rendere i miei zii orgogliosi di me”.

 

Se sei interessato a sostenere una borsa di studio scrivi a Ilaria Baron Toaldo: i.barontoaldo@fondazioneambrosoli.it oppure chiama lo 02.36558852.

Per maggiori info visita la pagina del nostro sito: https://www.fondazioneambrosoli.it/cosa-facciamo/borse-di-studio-per-ostetriche/

“Padre Giuseppe aveva compreso che provvedere all’educazione e alla formazione femminile rappresentava un modello concreto e sostenibile per la crescita di un Paese. Immaginare tutto questo oltre 60 anni fa e realizzarlo dal nulla, nel mezzo dell’Africa equatoriale, è stato ed è ancora oggi qualcosa di straordinario"  Giovanna Ambrosoli

 

Dal 15 al 25 giugno si è svolta alla scuola di ostetricia di Kalongo la sessione d’esami di giugno, momento intenso e carico di emozioni che ha coinvolto 137 studentesse.

Anche quest’anno gli esami sono stati preceduti da una vivace cerimonia di apertura, alla quale purtroppo non abbiamo potuto partecipare per la minaccia del virus Ebola, che ci ha costretti a rinviare il consueto viaggio di giugno.

La prima settimana d’esami è stata dedicata agli scritti, mentre la seconda ha visto le future ostetriche affrontare le prove pratiche, fondamentali per mettere alla prova competenze cliniche, preparazione tecnica e le capacità assistenziali, anche in contesti rurali.

A garantire il corretto svolgimento degli esami sono stati i tutor provenienti da altre istituzioni, inviati direttamente dall’ente esaminatore nazionale. Il loro compito è stato quello di supervisionare ogni fase delle prove. Allo stesso tempo, anche alcuni tutor della scuola di ostetricia di Kalongo sono stati inviati in altre istituzioni del Paese per svolgere lo stesso servizio.

Le studentesse iscritte ai due corsi di formazione specialistica: “Certificate in Midwifery” e “Diploma in Midwifery” hanno affrontato materie differenti, a seconda del livello del loro percorso formativo.

Tra gli esami sostenuti: Ostetricia, Anatomia ostetrica, Ginecologia e salute riproduttiva, Salute mentale e farmacologia, Medicina tropicale e salute comunitaria.

La conclusione delle prove pratiche ha segnato la fine di questa intensa sessione d’esami e un altro passo importante verso il loro futuro, al servizio delle madri, dei bambini e della comunità.

 

Se hai domande o desideri maggiori informazioni in merito alla possibilità di sostenere una borsa di studio scrivi a Ilaria Baron Toaldo I.barontoaldo@fondazioneambrosoli.it oppure chiamaci allo 02.36558852 saremo felici di rispondere alle tue domande.

Oppure visita il sito alla pagina: https://www.fondazioneambrosoli.it/cosa-facciamo/borse-di-studio-per-ostetriche/

Sabato 9 maggio, nella chiesa parrocchiale di Ronago, paese natale di padre Giuseppe, amici e sostenitori si sono ritrovati per una serata di solidarietà a sostegno dell’Ospedale di Kalongo.

Le voci e gli strumenti del coro MusiVocal Ensemble hanno dato vita a un intenso e suggestivo concerto di musica sacra.

L’evento, patrocinato dal Comune di Uggiate con Ronago, ha visto anche la partecipazione del dott. Giuliano Rizzardini, che ha condiviso alcuni toccanti ricordi, vissuti da giovane medico a Kalongo accanto a padre Giuseppe Ambrosoli. E ha raccontato le sfide che l'ospedale si trova oggi ad affrontare.

Il ricavato della serata contribuirà concretamente a sostenere il reparto di chirurgia dell’Ospedale di Kalongo. Tra le necessità più urgenti vi sono: la sostituzione degli strumenti chirurgici più obsoleti, delle zanzariere dei letti e delle finestre del reparto, oltre al rinnovo delle pale di ventilazione delle sale operatorie. Piccoli e grandi interventi di manutenzione fondamentali per garantire la qualità delle cure e il benessere dei pazienti ricoverati.

Un grazie di cuore al coro MusiVocal Ensemble, all’assessore Vittore Varsalona, il cui contributo alla realizzazione della serata è stato determinante, e al Comune di Uggiate con Ronago per il patrocinio. Un sentito ringraziamento va naturalmente anche a tutte le persone che hanno partecipato e sostenuto l’iniziativa.

 

Se anche tu vuoi sostenere la Fondazione Ambrosoli con un’iniziativa di solidarietà - un concerto, una cena, un torneo, un banchetto -  contattaci allo02.36558852 o scrivi a Ilaria Gerosa,i.gerosa@fondazioneambrosoli.it: saremo felici di aiutarti a organizzare al meglio la tua iniziativa a sostegno di Kalongo!

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CARI AMICI,

È uscito il nuovo numero del nostro magazine

Un numero che racconta, in modo concreto, ciò che abbiamo realizzato nell’ultimo anno: risultati raggiunti, cure garantite e nuovi progetti avviati.

Tra le pagine di questo numero, diamo spazio alle voci da Kalongo. Quella del dr Boniface, del reparto di pediatra dell’ospedale di Kalongo, in prima linea nella quotidiana lotta contro l’anemia falciforme, una sfida complessa che richiede competenze, costanza e tante risorse, ma che è in grado di offrire un futuro differente a tanti bambini.

E poi la testimonianza di Monica Anena, giovane e determinata studentessa della scuola di ostetricia di Kalongo, che racconta cosa significa seguire la propria vocazione costruendo, giorno dopo giorno, competenze e speranza.

Un viaggio tra impegno concreto, cura e futuro.

BUONA LETTURA!

Le storie sono tante e colpiscono tutte per motivi diversi. A volte per complessità, a volte per la soddisfazione di un successo, altre volte per la difficoltà con cui si cerca di arrivare ad una diagnosi nelle limitatissime risorse del lavoro.

La storia che vorrei raccontare la porterò sempre con me per via di una frase che mi ha detto il papà di Hope, un mio piccolo paziente. Una frase che ho subito impacchettato nel cuore. Il bambino ora sta bene: l’ho dimesso proprio oggi, mentre scrivo questo racconto.

Hope è un bambino di un anno. È arrivato in ospedale con il papà per una brutta polmonite da aspirazione e un importante distress respiratorio; probabilmente conseguente ad una uvulotomia: una pratica locale, molto traumatica di rimozione o riduzione dell’ugola su bambini con tosse, debolezza o presunte infezioni alla gola.

Mi sono dedicato a Hope quotidianamente per aspirare le secrezioni, fare l’aerosol più volte al giorno, riposizionare infinite volte le cannule nasali per il supporto respiratorio, monitorare i parametri e somministrare la terapia. Dopo un paio di giorni, intuendo le “torture” necessarie a farlo stare meglio, il bambino ha cominciato a piangere anche solo vedendomi entrare in reparto. Poi un giorno, quando Hope ha iniziato a dare i primi segni di miglioramento, suo padre mi ha detto: Dottore, dovresti essere sempre qui perché quando sei qui mi sento molto bene!"

Enrico Armiento, specializzando in pediatria

(Ospedale Bambin Gesù di Roma)

Kalongo, marzo 2026

A un anno dal taglio dei fondi USAID, abbiamo voluto raccogliere la testimonianza di Alex Ojera (Responsabile della Sanità Pubblica e del Servizio Infermieristico all'ospedale di Kalongo), che ci ha raccontato in prima persona le conseguenze di questo taglio sulla vita dei pazienti sieropositivi e sul lavoro quotidiano dell’ospedale.

“Il taglio degli aiuti statunitensi ha avuto un impatto profondo sulla comunità, in particolare sulle persone in terapia antiretrovirale. Oltre 3.000 pazienti beneficiavano dei nostri servizi; oggi non riusciamo più a seguire quasi 500 di loro, perché mancano le risorse per rintracciarli e raggiungerli nei centri comunitari. Gli aiuti permettevano anche la formazione e il sostegno dei referenti sanitari dei villaggi, attività oggi sospese, e contribuivano alle spese di gestione dell’ospedale. La riduzione del budget ha colpito anche il personale sanitario, che continua però a sentire forte la responsabilità di sostenere la comunità anche sul territorio.

Siamo profondamente grati alla Fondazione Ambrosoli e a tutti i suoi sostenitori che sono al nostro fianco per aiutarci a colmare questo vuoto. Nonostante tutto il nostro l’impegno, molti pazienti sono stati duramente colpiti e di alcuni non conosciamo più la situazione: non sappiamo se si siano rivolti ad altre strutture sanitarie o se abbiano interrotto del tutto le cure. Le conseguenze della sospensione degli aiuti potrebbero non essere immediatamente visibili, ma rischiano di emergere nei prossimi anni, con un impatto serio e duraturo sulla salute dell’intero Paese".

In questa pillola video, Alex ci racconta in particolare le conseguenze sulla salute e il futuro delle mamme e dei neonati.

Se non visualizzi l'immagine clicca qui https://www.youtube.com/shorts/T3pa-YLs-dg

 

 

Quando Stella, una bambina di 7 anni, è arrivata all’Ospedale di Kalongo le sue condizioni erano molto gravi. Il suo corpo era gonfio, respirava con fatica, parlava a stento. Da giorni mangiava poco, i suoi genitori erano molto spaventati.

E' stata subito ricoverata nel reparto di pediatria, i medici le hanno diagnosticato una grave forma di malaria con complicazioni renali e alterazioni pericolose dei livelli di potassio nel sangue. Una condizione che senza cure immediate e specialistiche può essere fatale.

Non era la prima volta che Stella si ammalava. In passato aveva già affrontato diverse forme severe di malaria e ricevuto più trasfusioni. Aveva iniziato la scuola con entusiasmo, ma la salute fragile e le continue ricadute l’hanno costretta a interrompere gli studi. È la quarta di sei figli, e la famiglia fatica ogni giorno a garantirle l’essenziale.

A Kalongo, però, c’è sempre speranza.

Grazie al lavoro instancabile del personale sanitario e alle terapie ricevute – tra cui farmaci antimalarici somministrati per via endovenosa, trattamenti per stabilizzare la funzione renale e controllare i valori ematici – le condizioni di Stella sono migliorate giorno dopo giorno. L’edema si è ridotto, i parametri vitali si sono normalizzati, e con essi è tornato il sorriso sul volto di questa piccola guerriera.

Dopo qualche settimana, Stella è stata dimessa in buone condizioni, completamente guarita.

 

Tra tanti incontri della mia settimana a Kalongo ho avuto il piacere di chiacchierare con Boniface il medical officer del reparto di pediatria, Janeth Akello, l’ostetrica responsabile della clinica prenatale, Alex Ojera che coordina tutte le attività di salute pubblica sul territorio. Tutti loro hanno uno sguardo speciale; certamente puntato sull’oggi, per riuscire ad alleviare le sofferenze di chi ha più bisogno, ma anche sul futuro, con il coraggio di una visione ampia, lungimirante, a tratti persino ardita.

Boniface mi ha parlato di come l’ospedale si stia prendendo cura dei bambini con anemia falciforme, cosa inimmaginabile fino a poco tempo fa e che sempre più bambini in futuro potranno accedere alle cure e iniziare finalmente a vivere una vita più serena….

Janeth Akello ha spiegato come il progetto di prevenzione e cura del cancro alla cervice uterina stia cambiando la vita di centinaia di donne su tutto il territorio, offrendo un servizio che nessuna altra struttura qui è in grado di offrire.

Alex Ojera, responsabile di tutte le attività di salute pubblica sul territorio è il primo che ha visto gli effetti dei tagli dei fondi USAID sulla prevenzione e il trattamento dei pazienti con HIV, è molto preoccupato delle conseguenze sulla possibile diffusione del virus, ma consapevole di quanto l’ospedale possa continuare a fare nella lotta alla malattia.

Boniface, Alex, Janeth, sanno che non potranno salvare tutti, sono consapevoli che la strada per fare di più e meglio è lunga e lastricata di sfide inimmaginabili, prima fra tutte le risorse scarse, talvolta appena sufficienti a coprire i tanti bisogni, ma hanno fiducia, tanta pazienza e grande coraggio.

La nostra presenza non cambia il loro coraggio di guardare oltre l’orizzonte: è un coraggio che appartiene alla loro storia, alla loro dignità, e continuerà a vivere anche dopo di noi. Ma il nostro sostegno può trasformare la loro speranza in azioni concrete, aprire percorsi di assistenza e cura importanti, che possono cambiare sul serio la vita di un bambino o di una mamma.

È questo che ci spinge a continuare: per accompagnare una speranza che già esiste, contribuendo concretamente a farla diventare possibilità e futuro per l’ospedale, per le famiglie, per tutta la comunità di Kalongo.

 

 

(Ilaria Baron Toaldo - Fondazione Dr Ambrosoli)

Ho incontrato Lilly il primo giorno in cui sono arrivata in NICU, la terapia intensiva neonatale. Ha solo ventiquattro anni, due bambini a casa e un terzo nato da poche settimane. Era arrivata a Kalongo in condizioni disperate: con convulsioni continue causate da una forma grave di preeclampsia che le aveva alzato tantissimo la pressione. L’hanno portata subito in sala operatoria per un taglio cesareo d’urgenza.

Il suo bambino è nato a 26 settimane, di appena 800 grammi. È stato trasferito subito in NICU, mentre Lilly è rimasta in terapia subintensiva per oltre una settimana a causa delle convulsioni continue.

Quando finalmente ha potuto raggiungerlo era molto spaventata. Non lo toccava, non lo nutriva, non trovava il coraggio di avvicinarsi. Aveva paura che potesse morire da un momento all’altro. A prendersi cura di lui sono state le ostetriche, competenti, attente, premurose.

Poi lentamente il bambino ha iniziato a prendere peso, Lilly ha cominciato a prenderlo in braccio. Ora è una mamma amorevole e attenta: gli offre il seno, lo lava, si prende cura di lui seguendo tutte le indicazioni. Oggi il piccolo pesa un chilo e 450 grammi. Se tutto va bene, tra pochi giorni potranno andare a casa.

Cosa sarebbe stato di loro senza le cure che hanno ricevuto qui? Senza la prontezza, la competenza e lo spirito d’iniziativa di queste ostetriche capaci di lavorare con pochissimi strumenti senza lasciarsi scoraggiare mai?

(Sara Gianola, ostetrica volontaria UniMib, novembre 2025)

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