Il finanziamento pubblico dei programmi sanitari è stato di recente caratterizzato da una crescente condizionalità nell’erogazione delle risorse. In questa tendenza tipicamente s’inscrivono i programmi di finanziamento basati sui risultati (Result Based Financing, RBF), che promettono premi, a individui o istituzioni, condizionandoli al raggiungimento degli obiettivi concordati.

Il St. Mary’s Hospital di Lacor (Gulu, Uganda) e la Fondazione Corti, dopo una prima esperienza con l’approccio RBF finanziata dal Governo inglese, hanno esteso l’adozione dei meccanismi premiali con il fine di migliorare la qualità delle cure erogate.

All’inizio previsti solo nel caso di attività ambulatoriali, grazie al contributo triennale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), meccanismi di finanziamento basati sui risultati sono stati sperimentati anche nei reparti di pediatria  del Lacor Hospital e del Dr Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo, mostrando un notevole potenziale sia nel migliorare la qualità dei servizi offerti, sia nel contribuire alla riduzione degli elevati tassi di mortalità infantile.

A partire da quest’esperienza, e dall’analisi delle evidenze accumulate  negli ospedali di Lacor e di Kalongo, l’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con la Fondazione Corti e la Fondazione Ambrosoli, promuove una giornata di riflessione sui sistemi di Result based financing e sulla loro efficacia nel favorire sostenibilità e qualità in ambito sanitario.

 

 

E’ stata un’occasione che ha ridotto le distanze con Kalongo, in un momento difficile per il mondo intero, che ci ha permesso di ascoltare racconti di vita quotidiana dalla viva voce di chi ogni giorno ‘vive la routine’, come loro stessi la definiscono con grande forza e resilienza, … di certo una routine molto diversa da come noi la possiamo immaginare.

Per chi non avesse potuto partecipare al nostro evento online di giovedì 27 maggio, in diretta da Kalongo con la dr.ssa Carmen Orlotti e il dr. Tito Squillaci , qui potete ascoltare la registrazione delle loro testimonianze.

CARI AMICI,
l’anno che è passato è stato drammatico, ma anche unico nell’offrirci nuove opportunità come quella di intensificare la relazione
con voi in un momento di paura e di solitudine per ciascuno di noi. Non vi nascondo che con il propagarsi della pandemia abbiamo
temuto di non riuscire a mantenere gli impegni presi con l’ospedale e la scuola di ostetricia.

La vostra risposta così pronta e concreta in un momento così incerto ci ha sorpreso ancora una volta.

È grazie a voi se siamo intervenuti con tempestività per sostenere l’ospedale nel far fronte alla pandemia e per fare in modo che nessuna attività medica fosse interrotta. È grazie a voi se nonostante inevitabili difficoltà siamo riusciti a portare avanti i progetti in corso, completando il nuovo reparto d’isolamento della pediatria, il blocco dei servizi igienici e le nuove cucine dedicate al reparto: interventi essenziali per migliorare il benessere dei bambini costretti a periodi di isolamento.

Sono proseguiti verso l’ultimo anno di cantiere i lavori di ristrutturazione degli alloggi per il personale ospedaliero, la cui presenza continuativa è oggi ancora più importante.

Purtroppo, a questi risultati concreti si affiancano gli effetti indiretti ma altrettanto drammatici della pandemia. Un esempio su tutti: il numero di parti in ospedale è dimezzato rispetto all’anno precedente. Moltissime donne hanno rinunciato a un parto sicuro per il timore o per le difficoltà a recarsi in ospedale, scegliendo di partorire a casa senza l’assistenza di ostetriche qualificate.

2.707 contro 4.778 parti: questo numero dimezzato racconta di parti avvenuti in condizioni estremamente rischiose per la vita delle mamme e dei loro bambini. Il personale ospedaliero si sta impegnando a rafforzare strumenti e strategie per promuovere la salute nei villaggi tra chi non ha accesso ai servizi sanitari di base. Pur continuando a prendersi cura delle quasi 50.000 persone che ogni anno si rivolgono all’ospedale.

La nostra forza nell’essere al loro fianco è la fiducia reciproca che da sempre distingue il rapporto tra la Fondazione e voi che ci sostenete. Quel filo rosso che lega noi e voi a Kalongo e ci permette di portare avanti con coerenza e serietà la testimonianza di bene che padre Giuseppe Ambrosoli ci ha lasciato. Perché l’ospedale resti un punto di riferimento concreto e sicuro per tutte le migliaia di persone che da oltre 60 anni vi si affidano.

Giovanna Ambrosoli

Partecipa al nostro web talk, il 6 maggio ore 18.00.

Un modo per ritrovarci in questo momento in cui la distanza ha rallentato tutto. Una serie di web talk in cui fare quattro chiacchere in compagnia di esperti su svariati temi che possono rallegrare le vostre giornate e far riscoprire le vostre passioni.

Cominciamo con i fiori. Durante la LIVE avrete la possibilità di farvi ispirare e fare tutte le domande che vorrete al nostro esperto! L’architetto Erica Ratti, specialista in garden design di Rattiflora. Azienda familiare con sede nella splendida cornice del lago di Como, che opera da quasi 80 anni nella progettazione di giardini e studio di allestimenti floreali e ha portato la creatività italiana nel mondo. I fiori di Rattiflora hanno arricchito anche le scenografie di matrimoni di molte celebrità, come Boris Becker, Borromeo- Elkann, Jennifer Lopez, Madonna e Wayne Rooney.

Per rallegrare le tua giornate, riscoprire la tua passioni e, se vuoi, fare del bene a sostegno dell'ospedale di Kalongo.

Ti aspettiamo e se puoi porta un amico!

#UnfioreperKalongo

I fondi raccolti sosterranno il reparto di maternità che accoglie e assiste circa 3.000 mamme ogni anno.

ISCRIVITI QUI PER PARTECIPARE

Partecipa al nostro web talk, 27 maggio ore 20.30.

Ogni giorno all’ospedale di Kalongo si affrontano sfide quotidiane per salvare tante vite, soprattutto mamme e bambini, i più vulnerabili.

A fianco del personale medico locale ci sono anche due medici italiani: Carmen Orlotti chirurgo che ha scelto di rimanere a Kalongo durante il Covid 19, e Tito Squillaci pediatra da sempre vicino alla Fondazione e all’ospedale, il primo medico italiano che è tornato a Dr Memorial Hospital dopo la pandemia, appena le misure di restrizione lo hanno consentito. Il 27 maggio ci racconteranno come la comunità di Kalongo e l’ospedale stanno vivendo questo momento: storie di vita quotidiana!

Una diretta davvero speciale con due persone molto speciali.

Non mancate!

Questo sarà un Natale particolare. Per tutti. Stiamo vivendo uno dei momenti più difficili.

Ma è proprio nei momenti più difficili che la solidarietà entra con maggior intensità a far parte di noi

e ci fa guardare l’altro con occhi diversi e con il cuore aperto.

Scegliendo uno dei nostri doni di Natale, regali un piccolo pezzo di futuro e di speranza a chi non ce l’ha.

Potremo insieme a te curare un bambino malato, sostenere una mamma,

garantire dispositivi sanitari e di sicurezza per la lotta contro il Covid a chi vive da sempre nell’emergenza.

Quest’anno più che mai non lasciamoli soli.

Cari amici,

grazie di cuore! Se anche nel 2020, in piena pandemia, siamo riusciti a garantire cure e servizi assistenziali di qualità a migliaia di persone e a portare avanti i nostri progetti a Kalongo, il merito è innanzitutto vostro.

Insieme con noi state contribuendo a scrivere una storia bellissima, iniziata più di 60 anni fa con padre Giuseppe e portata avanti, nonostante tutto, ancora oggi, da persone capaci di guardare oltre la propria storia, gettando buone e profonde radici nel futuro.

A settembre il Covid-19 è arrivato anche a Kalongo. In totale a fine ottobre sono 44 i casi registrati, la maggior parte dei quali tra il personale dell’ospedale. Era inevitabile, considerando quanto lo staff sia quotidianamente impegnato ad affrontare tutte le altre emergenze sanitarie. Dopo un periodo di cure e isolamento le persone positive sono state dimesse e il personale è tornato al lavoro.

Ma c’è una minaccia ancora peggiore del Covid stesso e sono gli effetti invisibili di questo subdolo virus. L’ospedale negli ultimi mesi sta registrando numeri che lanciano l’allarme sulla reale situazione sanitaria del distretto e minacciano la sostenibilità economica dell’ospedale.

A settembre 2019 le donne in gravidanza assistite nel reparto di maternità sono state 1.262, quest’anno nello stesso mese sono state solo 345, così come i bambini ricoverati in pediatria, nello stesso periodo sono scesi da 1.432 a 434. Un calo drammatico che ci dice come l’emergenza sanitaria stia ostacolando l’accesso alla salute di centinaia di persone, aggravando una situazione economica già precaria e innescando un pericoloso circolo vizioso che dalla mancanza di salute conduce inevitabilmente alla povertà e viceversa.

La scuola di ostetricia, chiusa per la pandemia da marzo, ha riaperto a fine settembre per 109 studentesse degli ultimi due anni. Siamo molto felici per loro ma ci chiediamo cosa ne sarà delle 38 ragazze del primo anno che per ora non possono rientrare a scuola?

Molte di loro saranno costrette ad abbandonare gli studi perché le famiglie ancora più povere non potranno più permettersi di sostenere il loro percorso formativo o preferiranno tenerle a casa per contribuire al sostentamento della famiglia.

Seppur consapevoli di avere di fronte a noi un 2021 carico di sfide, continueremo con tenacia a fare del nostro meglio per garantire la continuità e la qualità dei servizi assistenziali offerti dall’ospedale e il percorso di studi delle studentesse della scuola di ostetricia.

Insieme possiamo lavorare per chi non ha accesso alla salute e a una vita dignitosa e oggi, proprio come noi, si sente minacciato anche dalla pandemia.

Non abbiamo bisogno di trovare altre ragioni per chiedervi di continuare a sostenerci. Avervi accanto oggi è tutto ciò che conta.

Buon Natale cari amici, e soprattutto buon nuovo anno a tutti voi!

 

Giovanna Ambrosoli

Cari amici,

 

come potete ben immaginare, i mesi scorsi sono stati per noi molto impegnativi. L’emergenza Covid-19 ha coinvolto all’improvviso l’ospedale di Kalongo. Abbiamo dovuto subito far fronte alle difficoltà operative imposte dall’emergenza. Il blocco dei trasporti e delle spedizioni ha ritardato la consegna dei materiali e dei dispositivi sanitari essenziali per fronteggiare una possibile epidemia Covid-19, ma soprattutto le tante emergenze quotidiane, come polmoniti, patologie infettive trasmissibili per via aerea e naturalmente la malaria, che è tornata ad affliggere i più piccoli.

In Uganda i casi positivi al Covid-19 sono in continua crescita anche se restano contenuti rispetto ai numeri di altri Paesi. Al 2 di settembre i contagi accertati erano 3.037, 32 i morti. Ma sono gli effetti collaterali dell’emergenza a essere ancora più preoccupanti.

Nei mesi scorsi a Kalongo il numero dei ricoveri in ospedale è sceso drammaticamente. A causa delle misure restrittive imposte dal governo, che hanno reso difficile raggiungere l’ospedale e della paura della popolazione di contrarre il virus, i casi che giungono in ospedale sono gravi e spesso tragici.

Bambini, mamme, comunità intere sono rimaste isolate, senza cure né assistenza sanitaria, senza possibilità di guarigione. Lo dicono i numeri: a gennaio 2020 all’ospedale di Kalongo sono nati al sicuro 316 bambini, mentre ad aprile sono stati solo 147. Sempre a gennaio la pediatria ha accolto 565 bambini, nel mese di aprile solo 228.  Ora i numeri stanno lentamente crescendo, ma che cosa ne è stato di tutti quei bambini nati senza parto assistito e di quelli con la malaria che non hanno potuto raggiungere l’ospedale?

Sono domande per le quali non abbiamo risposta, che ci affliggono ma che ci spingono a trovare nuove strade per continuare a restare accanto alla comunità locale, coinvolgerla e sostenerla.  Perché gli effetti collaterali del coronavirus non ricadono “solo” sulla salute, ma anche sull’istruzione dei figli che viene a mancare, su quell’unica piccola attività di sussistenza che si perde, sull’economia del paese che recede. Aggravando povertà e disuguaglianze e peggiorando la salute di individui e famiglie, in un drammatico circolo vizioso.

Proprio per questo, per garantire le cure sanitarie di base ai più bisognosi, l’ospedale ha intensificato le attività sul territorio. Gli operatori sanitari hanno continuato a lavorare per portare nei villaggi i vaccini ai nuovi nati, visitare le donne in gravidanza e i bambini, monitorare malnutrizione e difficoltà respiratorie; fare i test per l’HIV, organizzare attività di educazione igienico sanitaria. In un momento in cui non possono contare sui medici e gli specializzandi dall’Italia, né sulle tirocinanti della scuola di ostetricia, che rimarrà chiusa fino a dicembre.

Garantire il diritto alla salute non può essere rimandato a tempi più favorevoli, ma sostenere l’ospedale con costanza richiede un impiego di risorse davvero rilevante. Vi ringraziamo di cuore, perché grazie al vostro sostegno siamo riusciti a far arrivare in ospedale concentratori di ossigeno, pulsossimetri, termometri infrarossi, mascherine chirurgiche, visiere e tessuto antibatterico, che consentiranno una migliore assistenza ai pazienti più fragili. C’è ancora tanto da fare!

Il vostro aiuto è importante. Siatene orgogliosi, come lo siamo noi di avervi al nostro fianco.

Giovanna Ambrosoli

Cari amici,

il 29 novembre 2019, proprio mentre mi trovavo a Kalongo, la Santa Sede ha comunicato il riconoscimento, da parte di Papa Francesco, del miracolo avvenuto per l’intercessione di padre Giuseppe Ambrosoli. Indescrivibile la gioia di tutti noi alla notizia che da tempo attendavamo. In Uganda come in Italia l’emozione è stata davvero grande.

Così come grande è ora l’attesa per il decreto del Papa che indicherà la data e il luogo delle celebrazioni per la beatificazione, che avranno luogo in Uganda e poi a Como e a Ronago, terra natale di padre Giuseppe. A questa grande emozione si aggiungono un rinnovato senso di responsabilità e uno slancio verso il futuro dell’ospedale e della scuola. Oggi, per la fase così difficile che tutti noi stiamo vivendo, siamo ancora più consapevoli che il diritto alla salute è davvero il bene più prezioso per ognuno di noi. Sempre, ovunque.

Vogliamo custodire l’eredità di padre Giuseppe Ambrosoli a Kalongo e farci portavoce dei suoi valori e del suo esempio capace di accompagnare chi, credente o meno, ne riconosce lo straordinario carisma. Questo momento fa sentire ancora più intenso e profondo l’impegno di tutti quelli che, in Uganda come in Italia, si spendono ogni giorno per mantenere vivi l’ospedale e la scuola di ostetricia a cui padre Giuseppe ha dedicato la sua vita. Per questo oggi vogliamo illustrarvi come abbiamo utilizzato i fondi raccolti nel 2019.

Crediamo che la concretezza dei nostri risultati, unita alla trasparenza delle nostre azioni, possa fare davvero la differenza. Per tutti. Perché quello che abbiamo fatto a Kalongo lo abbiamo fatto grazie a voi. Consapevoli della complessità del momento e delle oggettive difficoltà ma forti della vostra vicinanza, non indietreggiamo nel nostro impegno: il vostro sostegno ci incoraggia e ci permette di proseguire. Perché, come diceva padre Giuseppe: “Dobbiamo andare avanti. C’è ancora così tanto da fare!”. 

Giovanna Ambrosoli