Negli ultimi due anni sono stati i bambini più piccoli e vulnerabili a patire maggiormente gli effetti negativi della pandemia.
Il tasso di occupazione letti è stato costantemente superiore al 100%, questo significa che quasi ogni giorno il personale si è trovato a curare più pazienti di quanti il reparto non fosse in grado di accogliere. Purtroppo, anche i dati di mortalità confermano questo drammatico scenario: sono i dati di mortalità più alti degli ultimi 14 anni per i pazienti ricoverati in pediatria. In questo drammatico scenario, il personale della pediatria è rimasto sempre operativo, pronto ad accogliere e assistere tutti i piccoli pazienti, riservando attenzione e cure costanti ai più fragili.
Per questo oggi siamo ancora più felici di comunicarvi che, superando le grandi difficoltà causate dalla pandemia, siamo riusciti a terminare i lavori di ristrutturazione della pediatria di Kalongo continuando a garantire continuità e qualità delle cure pediatriche. 
Grazie di cuore a Fondazione Mission Bambini Switzerland, Fondazione 13 Marzo, M&G per l'importante sostegno e all’aiuto concreto di chi ha creduto in questo progetto.
Il nuovo reparto ospita già tanti piccoli pazienti con le loro famiglie, in ambienti rinnovati e a misura di bambino, per garantire le migliori cure possibili e un luogo di lavoro sicuro e di qualità allo staff dedicato ai più piccoli.
 
Un GRAZIE DI CUORE a tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzare tutto questo!

"Dal primo momento in cui ho messo piede sulle terre del distretto di Agago dove si trova l’ospedale di Kalongo, mi ha stupito l’estensione a perdita d’occhio di ettari su ettari di terreni non coltivati, aridi, ombreggiati solo a tratti da sparuti alberi. Terreni che sembrano scoraggiare anche i più motivati a portarsi a casa a fine giornata qualche patata per cena. Patate, fagioli e riso bollito sono l’alimentazione quotidiana per chi se lo può permettere, per gli altri ci sono malakwang e akejo, verdure simili agli spinaci servite con burro di arachidi.

Quello dell’alimentazione è un problema antichissimo in queste aree, che si accentua alla fine della stagione secca quando le riserve del raccolto precedente vanno via via ad esaurirsi. Così il numero di bambini - ma anche di adulti - ricoverati per malnutrizione acuta severa si accentua e con esso il numero delle morti.

In Uganda, ogni singolo esame medico deve essere pagato in anticipo per evitare insolvenze e se il paziente non se lo può permettere, non lo fa. Il vantaggio dell’ospedale Ambrosoli rispetto ad altre strutture sanitarie ugandesi è che i costi delle prestazioni sanitarie sono calmierati, grazie al principio di charity - di carità - che è alla base della missione.

Grazie a questo, il paziente è tenuto a pagare solo una piccola quota per l’ammissione in reparto e per la dimissione, mentre l’accesso ai farmaci è garantito per tutta la durata del ricovero, indipendentemente dalla disponibilità economica del malato. Questo può sembrare scontato in Europa, ma in Uganda è un traguardo.

Uno dei principali problemi della sanità ugandese è la scarsità di strutture sanitarie, distanti anche decine di chilometri dai villaggi, e il ritardo nell’accesso alle cure talvolta è fatale. Il tempo necessario per raggiungere l’ospedale può essere anche di parecchie ore a piedi, più breve per chi può pagare la corsa in motocicletta - il “boda boda”. Il paradosso della povertà è il numero impressionante di pazienti ricoverati con traumi a gambe e piedi (che puntualmente si infettano) a seguito del tumultuoso viaggio in boda boda sulle strade non asfaltate.

Ma nonostante la scarsità di mezzi e risorse, l’infaticabile lavoro del personale medico e infermieristico dell’ospedale di Kalongo garantisce quotidianamente l’assistenza a centinaia di pazienti che vengono trattati al meglio delle possibilità. La piaga di HIV, malaria e tubercolosi non verrà sicuramente risolta in questo secolo. Ma la dedizione e la fiducia che la popolazione locale investe nella missione rendono la lotta a queste condizioni un impegno prioritario per ciascuno di noi. ‘To love and serve with joy’ è il motto della scuola di ostetricia. Cerchiamo di renderlo anche nostro".

Elena Salvador, medico specializzando in malattie infettive, Kalongo aprile 2022

Dopo due anni di attesa e di rinvii a causa della pandemia, la beatificazione di padre Giuseppe Ambrosoli sarà celebrata in Uganda il 20 novembre 2022.

L’annuncio è stato dato da S. E. Mons.  Oscar Cantoni, vescovo di Como, durante la messa celebrata nella Parrocchia di Uggiate Trevano (CO).

Una notizia che apre questo nuovo anno riempiendo di gioia i nostri cuori.

Grazie alla generosità di una nostra affezionata sostenitrice, da qualche settimana il reparto di maternità dell’Ospedale di Kalongo ha il suo ginecologo. Una figura determinante per un ospedale a forte vocazione materno-infantile e per l’interna comunità che può ora contare sulla professionalità del Dr. Okino. Trovare risorse competenti e dedicate disposte a venire ad operare in un contesto così remoto è una sfida che ci vede impegnati ogni giorno e che viene resa possibile da chi ha compreso l’importanza di investire nelle risorse umane locali e nella futura sostenibilità dell’ospedale. Perché garantire la continuità dell’ospedale ogni giorno significa garantire la vita.

Fin dal suo arrivo il Dr. Okino è diventato subito fonte di motivazione per il tutto il personale, grazie al suo carattere accogliente e alla sua completa dedizione. “Ho trovato un ottimo ospedale e sono felice di essere entrato a far parte di questa comunità, di condividere e di portare avanti la missione di Padre Giuseppe Ambrosoli. Mi adopererò per dare la massima assistenza alla vulnerabile popolazione di questa regione” – ci racconta il Dr. Okino – “Padre Giuseppe era un uomo dal cuore grande e la sua opera in questa zona così remota e povera, lontana dalle città come Lira, Kitgum e Gulu, rappresenta il miracolo della vita per queste popolazioni afflitte dalla povertà. A lui e ai suoi collaboratori che ad oggi hanno dato continuità, vanno i miei ringraziamenti e la mia profonda stima. La sua visione sarà per me sempre fonte di ispirazione e mi guiderà ogni giorno”

Il Dr. Okino ha conseguito la laurea nel 2010 presso la Gulu University e ha proseguito gli studi di specializzazione con un Master in Ostetrica e Ginecologia presso la Makerere University di Kampala nel 2019, svolgendo nel frattempo il suo tirocinio presso il Lira Regional Referral Hospital e poi la sua formazione presso l'Anyeke Health Center IV, dove è stato responsabile della struttura.  Qui ha avuto modo di approfondire il suo interesse e gli studi nel campo dell’ostetricia e della ginecologia, considerando che il 70% dei pazienti era rappresentato da future mamme, con una media di circa 150 parti al giorno, di cui il 20% cesarei, come ricorda lo stesso Dr. Okino. Data la sua bravura in chirurgia tutti si sarebbero aspettati che avrebbe proseguito gli studi con un Master in Chirurgia, invece scelse l’Ostetricia e la Ginecologia, spinto dalla consapevolezza di grande bisogno che emergeva nelle comunità rurali più svantaggiate. Fu così che gli venne concesso un permesso di studio per proseguire il suo programma di Master in Ostetricia e Ginecologia.

Già da allora sentiva dentro che sarebbe andato a servire come specialista una comunità vulnerabile. Una vocazione che aveva in seno fin dall’infanzia, quando nella regione del Karamoja aveva già potuto vedere e toccare con mano le enormi difficoltà che la comunità doveva affrontare per mancanza di servizi base in un’area svantaggia e scarsamente servita.

Al Dr. Okino il nostro caloroso benvenuto, il suo apporto sarà fondamentale per l’ospedale e per tutte le mamme e giovani donne di Kalongo!

Il 25 novembre sarà organizzata una Masterclass dalle promotrici di “Maledetto HPV”, un progetto che si pone un duplice obiettivo: da un lato aiutare le donne che hanno contratto l’HPV a vivere questo momento della loro vita nel modo più sereno possibile, superando la paura e l’ansia che accompagnano questa scoperta; dall’altro supportare la prevenzione per evitare che ci siano ancora troppe donne che si ammalano e muoiono di tumore del collo dell’utero.

La Masterclass LIVE si terrà il 25 novembre dalle 20 alle 23, è rivolta a tutte le donne e si pone come obiettivo quello di fornire alle partecipanti tutti gli strumenti necessari per riconoscere lo stress ed imparare a gestirlo al meglio.

Il progetto Maledetto HPV nasce dalla storia personale della biologa Roberta Corti che, dopo aver vissuto in prima persona l’esperienza con l’ HPV (Papilloma Virus Umano), ha deciso di dedicare la sua attività a sconfiggere questo virus aiutando direttamente sia i medici che  le donne.

Il ricavato della Masterclass sarà devoluto alla Fondazione Ambrosoli.

 

Un grazie da Fondazione Ambrosoli, da tutte le donne e mamme di Kalongo, dalle ostetriche e personale sanitario del Dr Ambrosoli Memorial Hospital!

Presentati a Napoli i risultati dello studio RBF (Result Based Financing)

Il St. Mary's Hospital Lacor e il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital: esempi virtuosi dell'impatto di RBF sulla qualità dei servizi pediatrici. 

Negli ultimi decenni sono state sviluppate nuove metodologie di finanziamento per favorire gli obiettivi di aumentare il sostegno ai programmi sanitari, superando le carenze dei tradizionali meccanismi di finanziamento. Tra questi si evidenzia il Result Based Financing (RBF), un meccanismo di finanziamento che mira a migliorare la qualità delle donazioni vincolando l'erogazione dei fondi al raggiungimento e alla verifica di risultati prefissati.

Il convegno, che si è tenuto lo scorso 29 ottobre nell’Aula Magna dell’Università Federico II di Napoli, organizzato in collaborazione con la Fondazione Corti e la Fondazione Ambrosoli, è stata l’occasione per presentare i risultati dello studio promosso in collaborazione con l’Università sull’efficacia del progetto RBF finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione e Sviluppo e Fondazione Cariplo.

Un momento di riflessione, grazie all’intervento di autorevoli ospiti, per portare l’attenzione su una delle più importanti metodologie di supporto alla salute globale. Allo stesso tavolo i rappresentanti delle due Fondazioni, esperti in sviluppo e cooperazione globale di calibro internazionale come Nicoletta Dentico della Society of International Development ed Eduardo Missoni dell’Università Bocconi. Sono intervenuti i relatori dell’AICS Mariangela Pantaleo e Andrea Stroppiana; James Mwaka, rappresentante del Ministero della Salute ugandese, che ha sottolineato come l’Uganda creda in questo sistema di finanziamento e nella collaborazione con enti pubblici e privati di rilievo internazionale.

Il Result Based Financing, si è rilevato un motore di cambiamento per i servizi pediatrici, considerando che alLacor ogni anno vengono accolti e curati 50 mila bambini, grazie a uno dei reparti di pediatria più grandi del Nord Uganda, mentre il Dr. Ambrosoli Memorial rappresenta un presidio salvavita in un distretto in cui il 37% della popolazione ha meno di 10 anni.

Il St. Mary's Hospital Lacor (Gulu) e la Fondazione Corti hanno progettato un sistema RBF finanziato da privati ​​principalmente basato su verifiche esterne trimestrali degli standard di qualità. Inizialmente messo a punto per finanziare le attività ambulatoriali, il sistema RBF è stato esteso ai reparti pediatrici del Lacor Hospital e introdotto per la prima volta al Dr. Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo nel reparto di pediatria.

A distanza di 3 anni, questa metodologia ha mostrato un grande potenziale per migliorare la qualità dei servizi ospedalieri.

Il sistema RBF consiste in un sostegno dato ad una struttura in funzione dei risultati di quantità e qualità che raggiunge. Oltre la metà dei progetti di supporto nei Paesi in via di sviluppo non raggiunge gli obiettivi prefissati e non trasforma la realtà locale. Valutare la qualità dei servizi offerti è invece una vera e propria rivoluzione” – afferma il professor Luigi Greco, docente di Pediatria alla Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli e Preside associato della Facoltà di medicina dell’Università di Gulu che ha contribuito a fondare, responsabile del progetto GULUNAP della Federico II e di progetti di cooperazione con l'Uganda -  “Abbiamo confrontato la qualità dell’assistenza ai bambini di due grandi ospedali del Nord dell’Uganda,  il St. Mary's Hospital Lacor e il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, eseguendo un controllo trimestrale. Alla luce di questi risultati abbiamo verificato che il progetto ha prodotto per la prima volta un miglioramento significativo del 30-40% della qualità delle cure di questi grandi ospedali”,

L’analisi dei dati a partire dalle cartelle cliniche e dalle check-list RBF inviate dai due ospedali ugandesi è stata curata dal team diretto dal professor Sergio Beraldo del Dipartimento di Economia e Statistiche dell’Università di Napoli Federico II: “Dall’esame delle cartelle dei pazienti è emerso che è migliorata la qualità delle cure mediche, si è ridotta la mortalità nei bambini, i tassi di reinfezione e il tempo di permanenza in ospedale”,

Il metodo RBF consiste nell’assegnare una cifra fissa, pari a circa 15 Euro, per ogni ricovero in pediatria. Questa cifra comprende le indagini e le terapie che servono al bimbo, indipendentemente dalla durata della degenza e dal tipo di malattia. A questo si aggiunge un bonus qualità che viene attribuito in base al punteggio raggiunto verificando trimestralmente la qualità dei servizi. Il punteggio va da uno a cinque e permette di aumentare la cifra erogata all’ospedale dal 5 al 25 per cento, attribuendo così un bonus finanziario all’ospedale.

Sia al Lacor che al Dr Ambrosoli Memorial Hospital sono stati messi a punto indicatori di qualità e quantità: un elenco molto articolato con parametri monitorati ogni tre mesi da membri di un comitato qualità interno e da un referente del Ministero della Sanità ugandese.

Un approccio che è riuscito ad aggregare donatori privati e istituzionali grazie alla sicurezza che offre e al monitoraggio regolare e frequente che permette al donatore di seguire passo passo il progetto, con i suoi successi e le sue sfide. A crederci fino in fondo l’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo che, da aprile 2018, ha finanziato l’iniziativa con una cifra complessiva di 750 mila Euro.

“Al Lacor Hospital ci sono state migliorie strutturali ed è aumentata l’attenzione alla prevenzione delle infezioni, la disponibilità di farmaci, la preparazione di tutto il personale alle emergenze e la messa a punto di protocolli per le procedure cliniche e infermieristiche – ha dichiarato il  dottor Venice Omona, specialista in pediatria e responsabile del reparto pediatrico del Lacor – “È migliorato il senso di responsabilità del personale rispetto alle risorse del reparto; sono tutti più attenti a ogni passaggio che riguarda la cura dei piccoli pazienti. Abbiamo messo a punto nuovi protocolli e la sfida è riuscire a seguirli al meglio. Anche il dialogo tra il personale e con i genitori dei piccoli pazienti è stato al centro del lavoro e ho notato miglioramenti nella capacità di spiegare diagnosi, indagini necessarie e terapia”.

Anche a Kalongo, dove la metodologia RBF con verifiche di qualità è stata introdotta per la prima volta con il progetto finanziato dall’AICS, il programma ha prodotto un impatto davvero notevole, come mostrano i dati elaborati dal professor Greco nello studio delle cartelle cliniche.

 “La gestione clinica dei pazienti pediatrici è notevolmente migliorata dal 2016, in maniera più evidente a Kalongo. Basti osservare l’incremento di variazioni dal 2016 al 2020 per valutare i marcati cambiamenti che si sono verificati: la compilazione di una storia clinica dettagliata e l'accuratezza dell'esame del bambino sono migliorate di oltre 6 volte (=600%). Allo stesso modo, la buona gestione della sepsi è aumentata di 9 volte”, sottolinea il professor Greco

Il dott. Godfrey Smart Okot, direttore del Dr. Ambrosoli Memorial Hopistal, conferma le evidenze riscontrate dallo studio delle cartelle cliniche: “Prima dell'inizio del progetto, tre anni fa, la pratica clinica ed etica nella cura del bambino malato in ospedale era più radicata nella routine. Successivamente, l'approccio si è evoluto. Ora viene posta maggiore enfasi sullo studio del bambino malato, sulla comunicazione eloquente con l'assistente del bambino e sulla garanzia che l'ambiente di trattamento sia sufficientemente olistico (pulito, sicuro e calmo). La preparazione del progetto ha coinvolto il personale attivamente, attraverso formazioni sulle ‘best practices’ e i relativi vantaggi. Il personale si è quindi reso conto di quanto questo metodo non solo garantisce che il bambino malato guarisca, ma anche di quanto influisca positivamente sulla propria capacità professionale. Il risultato finale è che la qualità complessiva dell'assistenza è migliorata in modo significativo rispetto al periodo prima del progetto”. 

Questo è risultato ancor più significativo se si pensa allo stress a cui è stato sottoposto l’ospedale di Kalongo e il reparto di pediatria per le epidemie sempre in agguato: tra 2019-2020 a causa della malaria i ricoveri totali sono cresciuti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dell’83%, il tasso di occupazione letti del 198%. Questo significa che per mesi interi i bambini ricoverati hanno superato la disponibilità di letti nel reparto ed il personale è stato costretto ad ospitare più pazienti in un letto o utilizzare spazi improvvisati per la degenza.  Ha fatto poi seguiti il lungo periodo segnato dalla pandemia, dove tutto il personale di reparto è rimasto sempre operativo e pronto ad accogliere i numerosi pazienti, nonostante la paura del contagio.

 

Il metodo RBF è uno strumento che aiuta a mantenere un sistema di sorveglianza e controllo sulla qualità dei servizi”, sottolinea ancora il professor Greco. “È un modello che aiuta ad evitare gli sprechi”.

Molti, dunque, i successi e tante ancora le sfide. “La più grande è che i cambiamenti indotti da questo progetto triennale diventino quotidianità”, conclude Luigi Greco.

Si ringrazia il Centro di Servizio di Ateneo per il Coordinamento di Progetti Speciali e l'Innovazione Organizzativa (COINOR) e il sostegno del Dipartimento di Economia e Statistica della Federico II.

In questi giorni si è raggiunto un grande traguardo: l’OMS ha approvato il vaccino contro la malaria per l’uso di massa nei bambini. Un cambiamento epocale nella lotta alla malaria che permetterà di salvare decine di migliaia di piccoli. Perché la malaria colpisce soprattutto i bambini: su 400.000 vittime di malaria ogni anno, il 94 per cento si registra in Africa e in due casi su tre si tratta proprio di bimbi.

L’Uganda ha il più alto tasso di incidenza della malaria nel mondo, con 478 persone su 1000 abitanti colpite all’anno. Basti pensare che nella stagione delle piogge, terreno fertile per la malaria, l’80% dei bambini che vengono ricoverati nel reparto di pediatria dell’ospedale di Kalongo sono affetti da malaria. Il record è stato raggiunto nel 2019 quando da giugno a dicembre ne sono stati assistiti 5.924. Situazioni queste che mettono il reparto sotto pressione, con una media di 150 bambini visitati al giorno e sottoposti in caso di positività a terapia antimalarica. Medicinali che l’ospedale si trova spesso a dover acquistare autonomamente così come il materiale necessario, perché nonostante le forniture del Governo, si trova spesso senza scorte.

Il vaccino, l'unico per cui negli studi precedenti sia stata dimostra una buona efficacia al momento si sta testando in un programma pilota in Ghana, Kenya e Malawi: dal 2019 sono state inoculate oltre 2,3 milioni di dosi e l'analisi dei risultati mostra che il siero, oltre a essere sicuro, riduce del 30 per cento la malaria grave. Lo studio nei tre Paesi pilota prosegue per valutare l'impatto del vaccino sulla mortalità nel lungo periodo. 

Questo vaccino, dicono gli esperti, non è uno scudo infallibile e quindi non riuscirà a sradicare la malaria, ma sicuramente potrà cambiarne drasticamente il corso, aiutando a proteggere i tanti piccoli che non riescono ad essere tutelati in altro modo, per esempio con l'uso corretto delle zanzariere attorno al letto; inoltre, se viene utilizzato assieme agli antimalarici il rischio di ricovero e morte dei bimbi si riduce del 70 per cento.

Un risultato che accende la speranza.

Se i ricoveri complessivi sono calati del 19%, il calo più significativo e preoccupante riguarda gli accessi al reparto di maternità, che sono diminuiti del 56%, mentre i parti del 44%. Sono questi i numeri che ci giungono da Kalongo e che ci danno una fotografia preoccupante dell’impatto che la pandemia ha sulla vita quotidiana della comunità. La diminuzione degli accessi alle visite prenatali, conseguenza delle rigide misure di contenimento del Covid, dell’aumentata povertà che impedisce alle donne di potersi pagare il viaggio in ospedale, e della paura del contagio, ha creato una diminuzione delle terapie preventive somministrate, con inevitabili conseguenze sulla salute del feto e delle future mamme.

Una riduzione così alta dei parti significa un incremento di parti non assistiti, con conseguenti rischi aumentati di mortalità materna, mortalità neonatale, sviluppo di gravi complicanze durante il parto che possono comportare disabilità permanenti sia per la partoriente che per il nascituro.

Ma in mezzo a questo momento difficile e sconfortante, ci sono anche tante storie che grazie alla tenacia e alla resilienza dei medici e dello staff ospedaliero, unito al coraggio e alla forza di queste mamme, arrivano a lieto fine e fanno guardare al futuro con spiragli di positività.

Come la storia di Esther, una giovane donna di soli 19 anni alla sua prima gravidanza che è giunta all’ospedale di Kalongo dal Komotor Health Center di Agago perché in travaglio e con sintomi da Covid. Arrivata al Dr Ambrosoli Memorial Hospital, effettuato immediatamente il test è risulta positiva ed è stata ricovata nel reparto in isolamento. Per lei è stata creata una “sala parto speciale” nello stesso reparto, dove è stata costantemente assistita da un’ostetrica e dal team medico che ha iniziato le cure per il Covid. Ma purtroppo il travaglio di Esther, a causa probabilmente della febbre molto alta, è andato avanti 2 giorni senza riuscire a seguire il corso naturale e anzi sviluppando sofferenza fetale. Lo staff medico non si è perso d’animo e ha prontamente deciso per un parto cesareo di emergenza per salvare la vita della mamma e del bambino. Tutto è andato per il meglio, Esther si è ripresa molto bene e con lei anche il suo bambino e sono stati dimessi qualche giorno fa dall’ospedale.

Questa è Kalongo, questa è la forza del Dr. Ambrosoli Memorial Hospital che lotta ogni giorno per la gioia della vita!

La variante delta si sta diffondendo tra gli africani a una velocità di diffusione impressionante: 225 volte maggiore rispetto alla prima ondata del virus originario in Africa. L’Uganda presenta un elevato numero di casi nella fascia di età under 40, con una mortalità in aumento. La maggior parte dei malati richiedono ricovero nei reparti di terapia intensiva o sub-intensiva. La domanda di ossigeno, con pazienti che consumano tra le 4 e le 6 bombole al giorno contro le 1-2 bombole dei pazienti ricoverati in terapia sub-intensiva per altre patologie, è aumentata esponenzialmente.

All’ospedale di Kalongo, COVID19 - centro di riferimento per i casi lievi e moderati, il tasso di positività è oggi al 22%, ma i casi sono certamente molti di più dato lo scarso numero di test a disposizione.

“Il nostro algoritmo di test si rivolge principalmente solo alle persone che mostrano sintomi simili a COVID per ottimizzare le scarse risorse di test che abbiamo” – ci racconta il dott. Smart, direttore dell’ospedale – “Questo significa che i positivi che non mostrano sintomi non si riescono a raggiungere e inoltre non si riescono a fare i test su coloro che sono entrati in contatto con persone contagiate. A tutti i contatti tracciabili consigliamo di auto-isolarsi per almeno 10 giorni. La tracciabilità è molto complessa e difficoltosa da mettere in pratica nelle nostre comunità di villaggi isolati

Da giugno sono stati ricoverati e curati 20 pazienti, l'80% ossigeno-dipendente, ma grazie alla tenacia dei medici e del personale dell’ospedale solo 3 pazienti sono deceduti.

Per affrontare questa pandemia, che si aggiunge ad una situazione sanitaria già precaria, l’Ospedale ha potuto garantire le cure grazie al supporto della Fondazione Ambrosoli, non addebitando alcun costo ai pazienti, a differenza molti altri ospedali del Paese.

Per aiutare l’ospedale a fronteggiare la pandemia, la Fondazione ha stanziato dal 2020 circa € 82.000 per la fornitura di mascherine, guanti, disinfettanti, strumentazioni per la respirazione. A voi che ci sostenete e che ci siete vicino va il nostro grazie!

La situazione non potrebbe essere più drammatica, non soltanto nel presente, ma anche in prospettiva.

La campagna vaccinale in Africa non sta seguendo i ritmi sperati, soltanto l’1% della popolazione è stato completamente vaccinato.

Abbiamo di fronte a noi un percorso difficile. Mancano farmaci, dispositivi medici e strumentazioni di prima necessitàquesto l’appello che arriva dal Dr. Smart – “con la velocità di propagazione del virus le riserve degli ospedali si sono esaurite, anche qui a Kalongo. Il nostro reparto di isolamento è vecchio, non è adatto e sicuro alla cura dei pazienti. Ma soprattutto la fornitura di ossigeno rimane molto impegnativa. E’ rischioso e non possiamo fare affidamento sui concentratori che spesso si rompono a causa dell’uso costante. Per questo spesso ricarichiamo le bombole di ossigeno presso il Lacor Hospital a Gulu ma questa soluzione aggrava ulteriormente il costo delle cure che l’ospedale deve sostenere per curare i pazienti COVID". 

Un impatto che si riversa su tutto l’ospedale: perché i bambini continuano a nascere, aumentano i casi prematuri, la malaria e la malnutrizione, la tubercolosi non danno tregua.

Non lasciamoli soli!