Giovedì scorso, inaspettatamente, Serafino Cavalleri, il “falegname di Kalongo” è mancato. Poche settimane fa abbiamo realizzato un video, per ricordare i vent’anni della Fondazione, cui Serafino ha contribuito con la sua toccante testimonianza. Una fortuna per noi che abbiamo potuto incontrarlo un’ultima volta e una preziosa occasione per raccogliere il suo ultimo straordinario contributo al progetto che tanto amava.
Grazie Serafino per quello che hai fatto, sarai sempre con noi …

Il richiamo di Kalongo

Andare a Kalongo è stata per me un’esperienza bellissima, perché era un sogno che coltivavo fin da bambino. Quando arrivai a Gulu nell’ospedale del dott. Corti fu un disastro per il problema della lingua, non potevo dialogare con nessuno. Lì ho incontrato un fratello comboniano che mi ha portato a Kalongo a incontrare un medico italiano di Como … Padre Ambrosoli. Mi viene incontro e mi invita nella sua stanza per chiacchierare con calma. Abbiamo parlato per due ore e lì sì è aperto il cuore, poi a un certo punto tira fuori dei disegni e mi disse che doveva costruire la casetta delle suore. Io ritornai a Gulu. Da lì abbiamo iniziato a sentirci nonostante tutte le difficoltà della guerra e dell’isolamento fino al giorno in cui arrivò la notizia che stavano evacuando l’ospedale … fiumi di gente che correvano e scappavano tra i proiettili, la fine del mondo. Ricordo quel sabato che ho passato mezza giornata riparato sotto un tavolo a pregare sperando di tornare a casa da mia moglie e dai miei figli. Incontrati nuovamente padre Giuseppe a Kampala dove mi raccontò i tristi avvenimenti, dicendomi ‘bisogna andare avanti guarda quanto c’è da fare’. In quel momento mi passò un pensiero nella testa: se un domani decidessero di riaprire l’ospedale di Kalongo anche con un gamba sola ci devo andare. Dopo la morte di padre Ambrosoli, l’incontro con padre Tocalli dal ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes a fine ottobre e ai primi gennaio eccoci partire insieme per riaprire Kalongo. E da quel momento è stata un’esperienza dura, faticosa ma molto bella perché si lavorava con il cuore e con l’amore che ci ha insegnato padre Giuseppe. L’augurio più bello alla Fondazione è di continuare su questa strada che è una cosa meravigliosa, era il sogno di padre Giuseppe. Lo voglio fare con una frase che ho imparato anche io molto tempo fa: ‘Fai del bene, scordalo lo troveranno gli altri’.
Serafino Cavalleri, falegname di Kalongo