“Realtà come la Fondazione Ambrosoli hanno bisogno di essere conosciute e possono rappresentare un’opportunità anche per tutte quelle persone che desiderano fare del bene ma non sanno più di chi possono fidarsi. Per questo ho scelto di fare qualcosa anch’io e sono contenta di poter sostenere questa organizzazione in cui ho fiducia, facendomi portavoce e ambasciatrice. Forse è qualcosa di piccolo ma che spero abbia valore”.

Con queste parole Alena Seredova, attrice e modella ceca, si è raccontata a Giovanna Ambrosoli un pomeriggio di qualche mese fa, durante un incontro informale a Torino.
E alla domanda che le abbiamo posto in seguito su cosa l’abbia spinta ad avvicinarsi alla Fondazione Ambrosoli, ci ha risposto in modo altrettanto schietto e sincero.

Ho partecipato, quasi per caso, alla presentazione del libro “Chiamatemi Giuseppe” a Torino, circa un anno fa. M’incuriosiva la figura di Padre Giuseppe per la concretezza della sua scelta: una persona che ha lasciato tutto per dedicare la sua vita agli altri, non è cosa da poco … specialmente pensando all’oggi..
E poi la storia della Fondazione Ambrosoli che è prima di tutto la storia di una famiglia che ha fatto “una scelta di cuore”: quella di portare avanti il progetto di vita di uno dei suoi membri. Anche questo non è da poco…
Leggendo il libro e parlando con Giovanna ho capito quanto impegno e lavoro comporti riuscire a portare avanti questo progetto”.